Da buon tecnico giramondo, Walter Zenga di derby ne ha vissuti molti: ”Penso a Stella Rossa-Partizan a Belgrado, dove i due stadi sono distanti appena trecento metri, o Steaua-Dinamo a Bucarest. Sfide con un clima molto particolare”. Sara’ per questo che l’allenatore del Catania sembra mantenere un certo distacco in vista della grande classica siciliana che domani opporra’ al Massimino la sua squadra al Palermo: ”Puo’ essere un incontro speciale per quel che riguarda il contesto – sottolinea l’ex Uomo Ragno – ma in campo e’ una gara come un’altra. Ne ho vissuti molti di appuntamenti cosi’, anche di piu’ tosti. Per me e’ una partita normale”. Classifica alla mano, Catania-Palermo e’ un confronto d’alta quota, frutto del buon avvio di campionato di entrambe le formazioni. ”Non conosco Ballardini – afferma Zenga – non ci siamo mai incrociati in carriera. Lo ricordo quando guidava la Sambenedettese, una delle mie ex squadre, ma personalmente non abbiamo avuto modo di incontrarci. Tecnici emergenti? Lui lo e’, io no, ho fatto appena quattordici partite in A da allenatore, mi chiamo fuori da certe definizioni”. Tra i 21 convocati al termine della seduta di rifinitura sostenuta questa mattina a Massannunziata, non figura, come previsto, l’argentino Ledesma, sin qui titolare inamovibile, costretto a dare forfait a causa della frattura alla mano destra riportata a Reggio Calabria. ”Non so neppure – commenta Zenga – se Pablo potra’ disputare l’incontro della prossima settimana. Non e’ un dramma. I problemi vanno affrontati per risolverli. Ho un gruppo di giocatori valido, i miei uomini si possono alternare tranquillamente. Le dichiarazioni di Giacomo Tedesco? Sono affari suoi, discorsi di carattere personale e nulla hanno a che vedere con un suo eventuale utilizzo nel derby”. Al Massimino, che fara’ registrare il tutto esaurito e il record stagionale di presenze, mancheranno i tifosi ospiti, ai quali e’ stata vietata la trasferta per motivi di ordine pubblico. ”Fino a quando questo mondo non cambiera’ – dice Zenga – dovremo convivere con certe decisioni. Se le nuove generazioni impareranno a tifare a favore e non contro e acquisiranno maggiore rispetto innanzitutto verso se stesse, forse certi provvedimenti potranno essere ripensati, altrimenti ci sara’ poco da fare”. (ANSA)




