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Procuratore Cafiero de Raho: benvenuto all’inferno…

19 Maggio 2013
in archivio notizie maggio
Tempo di lettura: 2 minuti
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cafieroprimopiano290

di Giusva Branca – Non le ha mandate a dire il Procuratore di Reggio Calabria, Cafiero de Raho. In occasioni diverse e ravvicinate

tra di loro (la ”Gerbera gialla” e la iniziativa di ”Reggio non tace” denominata ”Giustizia e legalità”) ha piazzato un uno-due di quelli che storidiscono l’intera comunità.

 

Paragonare Reggio a Casal di Principe del passato, dove c’è terrore solo a parlare di ‘ndrangheta e, al tempo stesso, su precisa domanda relativa all’assenza dei politici da alcune manifestazioni, sottolineare che ”se i politici sono quelli che hanno portato allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria sono contento di non averli visti nè incontrati” equivale a molto di più che disegnare una cornice entro la quale muovere l’attività della Procura.

”I risultati arriveranno” ha poi aggiunto il Procuratore della Repubblica rispetto all’attività del suo Ufficio e, se vogliamo unire queste affermazioni con quella da lui rilasciata all’arrivo in città ( “non esiste giustizia diversa tra cittadini comuni e politici”) e con le altre, pesantissime, più volte ripetute dal sostituto più esposto, Giuseppe Lombardo ( “Reggio è la città delle verità nascoste, negate” ha detto più volte parlando di “storia recente mistificata” e, in qualche modo, da riscrivere), allora è ben chiaro che ci troviamo di fronte ad un momento epocale.

Una congiuntura, generata dall’implosione del sistema sul piano economico, sociale, politico, etico che ha portato ad un perverso intreccio che parla di infiltrazioni mafiose, di vero e proprio controllo di interi settori da parte della ‘ndrangheta, di una politica debolissima (quando non direttamente collusa) rispetto alle ”istanze” della criminalità organizzata.

Una criminalità che, negli anni, ha avvelenato tutti i pozzi drogando -mentre la inquinava appropriandosene – la parte più forte della debolissima economia territoriale. Le vicende relative al socio privato di Leonia e Multiservizi non sono senza conseguenze rispetto alle dirette ripercussioni sui posti di lavoro a forte rischio e la medesima cosa, sia pure inerente a fattispecie diverse nelle quali la criminalità organizzata non entra, riguarda gli ex dipendenti della grande distribuzione reggina.

Reggio vive di un Comune che i Commissari fanno fatica (che eufemismo!) a far funzionare, attesi il collasso della macchina burocratica (la vicenda delle somme richieste indietro unitamente a quella degli assenteisti ha creato un mix esplosivo) e la situazione economica disastrosa; un Comune che non riesce ad offire garanzie neppure minime sui diritti essenziali quali la salute pubblica derivanti da una condizione di pulizia della città che sia almeno decente; un Comune che, bisogna essere onesti fino in fondo, è stato abbandonato dal Governo centrale dopo il suo scioglimento e le promesse di attenzione.

Il resto lo fanno una sanità regionale tra le più disastrate del Paese, un Consiglio regionale che ha già visto ben tre dei suoi rappresentanti varcare in ceppi e manette la porta degli istituti circondariali e che attende tremante le risultanze delle indagini relative allo scandalo-rimborsi e, soprattutto, una situazione socioeconomica generale esplosiva anche sul piano delle conseguenze dirette per l’ordine pubblico.

Insomma, Cafiero de Raho forse non avrà detto nulla di nuovo, ma, assieme a Lombardo, ha mostrato una straordinaria capacità di sintesi.

Ecco, caro Procuratore, dirle che ha esagerato sarebbe falso e irresponsabile da parte nostra.

Benvenuto all’inferno…

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