
Arresti ed obblighi di firma a carico degli amministratori delle imprese lametine coinvolte.
Bancarotta fraudolenta aggravata, truffa aggravata, omesso versamento di Iva e ritenute irpef, emissione/utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ed occultamento di scritture contabili. Queste le accuse a carico degli indagati: Luigi Barbagallo, Francesco Argento, Alfredo Argento ai domiciliari; Michelino Argento, Francesco Argento, Domenico Cerra e Carmelina Argento, obbligo di firma.
A spiegare i fatti il procuratore Domenico Prestinenzi, il generale Antonio De Nisi e il maggiore Maurizio Pellegrino, nel corso di una conferenza stampa tenuta questa mattina a Lamezia Terme.
L’ordinanza odierna è frutto dell’attività investigativa della Guardia di Finanza, scaturita a seguito del fallimento dichiarato nell’ottobre del 2010 della società “Poliservice”, operante nel settore dei trasporti “conto terzi”. Da qui è stato letteralmente scoperchiato il vaso di pandora. La “Poliservice”, infatti, si è scoperta essere una società costituita appositamente per consentire a quelle cui faceva capo, riconducibili tutte allo stesso nucleo familiare, di conseguire illeciti risparmi di imposte e contributi previdenziali e assistenziali, per poi essere destinata, a causa dei numerosi ed ingenti debiti, al fallimento, non prima d’aver distratto o dissipato il patrimonio e i ricavi e a ver creato passività per quasi quattro milioni di euro.
Le diverse imprese stipulavano con la “Poliservice” contratti di “Associazione in partecipazione” e licenziavano i loro dipendenti che venivano assunti dalla prima.
Circa 300 dipendenti che seppur assunti dalla “Poliservice”, svolgevano in realtà le proprie mansioni per le associate, in alcuni casi remunerati direttamente dalle imprese di provenienza. I controlli della Guardia di Finanza, hanno consentito di dimostrare il dolo della stipula dei contratti, finalizzata solo a consentire alle associanti di sottrarsi agli obblighi di versamento degli oneri previdenziali, assistenziali e fiscali, che facevano capo alla “Poliservice” e venivano puntualmente disattesi fino al fallimento.
Le imposte evase sulle quali si basa il sequestro di 74 fabbricati, 93 terreni, 195 mezzi, quote societarie e disponibilità finanziarie, derivano da: 1.214.365,49 euro di iva non versata; 434.562,36 euro di ritenute irpef non versate; totale imponibile fatture false emesse/utilizzate per 8.982.720,64 euro; totale iva fatture false emesse/utilizzate per 1.797.835,85 euro.




