bocciando, per la seconda volta, il ricorso della Sorical contro Palazzo dei Bruzi. Un evidente successo politico-amministrativo dell’esecutivo Occhiuto che immediatamente, nell’aprile del 2012, non aveva esitato a definire la notevole e inspiegabile riduzione idrica nel capoluogo bruzio, un gesto arbitrario e illegittimo.
“I beni comuni devono essere di proprietà pubblica – torna a ribadire il sindaco Occhiuto – E i servizi pubblici, quando vengono gestiti da privati, devono poter mantenere i requisiti del servizio pubblico, ovvero mantenere i criteri di economicità per i cittadini-utenti, di trasparenza e di legalità. In Calabria, se vogliamo migliorare lo stato delle cose, si deve ripartire da questo: dalla riappropriazione da parte delle persone dei beni comuni. La vicenda dell’acqua e della Sorical dimostra che esistono abusi che si perpetrano a danno dei cittadini. Il Comune di Cosenza – annuncia il Sindaco – adesso farà causa per i gravi disagi provocati ai cittadini, come chiederà pure un risarcimento per i mancati investimenti sulla rete di distribuzione. E sarà un atto che porteremo avanti sia nel caso dell’acqua con Sorical che nel caso della cattiva gestione del ciclo dei rifiuti”.
La sentenza del Consiglio di Stato è infatti occasione, per Mario Occhiuto, di rimarcare alcuni concetti sui beni comuni e sui servizi pubblici che, più volte, specie di recente, ha pronunciato in diverse circostanze.
“Rispetto alla questione dei rifiuti – – aggiunge – è stato dimostrato dai fatti che in Calabria anche le multinazionali (ad esempio con i termovalorizzatori di Gioia Tauro) sono arrivate a ottenere determinate gestioni per venirsi a prendere solo i finanziamenti, andando poi via, e lasciando disastri e mancati investimenti. Affidare ai privati la risoluzione dei problemi della collettività, quindi, non va bene quando i privati prediligono vantaggi diretti anziché di natura comunitaria. E’ l’ambito del Pubblico che deve avere le competenze e la volontà di indicare la strada. Ci devono essere programmi chiari e progetti concreti. Non si può sempre delegare e affidare lo sviluppo del territorio ai privati senza alcun controllo e senza prima avere ideato un progetto lungimirante”.
In conclusione: “Sui rifiuti vale lo stesso ragionamento dell’acqua – ribatte Occhiuto – Il progetto sul ciclo dei rifiuti non può riguardare la sommatoria delle richieste degli attuali soggetti gestori che hanno tutt’altro interesse e fanno l’esclusiva felicità dei management privati. Sull’emergenza nella nostra regione, è ormai indubbio, si sono realizzate le più grandi speculazioni, mentre invece a prevalere deve essere la logica della raccolta differenziata porta a porta, della selezione spinta, del recupero e del riciclo”.




