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    Rifiuti, Saviano a Tabularasa: ”Massima attenzione, perché in Campania…”

    savianotabularasa
    di Josephine Condemi – (foto Antonio Sollazzo) –
    “Ieri alla conferenza provinciale il commissario ci ha detto che il meccanismo di raccolta è ripreso, si riescono a togliere

    dalla strada dalle 250 alle 400 tonnellate di rifiuti al giorno, quindi si sta facendo molto. Quello che è stato, non sarà”: ha affermato il procuratore Federico Cafiero De Raho dal palco di Tabularasa. “Abbiamo un commissario straordinario che ha già assicurato che tutto ciò che andava fatto per escludere pericoli per la salute pubblica è stato fatto. So quanto valore e legalità pervade la sua azione e sono fiducioso”. Roberto Saviano ha invece posto l’attenzione sul pericolo di “guadagno per le organizzazioni criminali. Il meccanismo che ho studiato dalle inchieste antimafia di Napoli a partire dagli anni ’90 si basa dal presupposto che per fare affare con i rifiuti, es. tossici, ci vuole spazio. Quindi le organizzazioni hanno delle aziende che con il giro di bolla (dichiarazione di stoccaggio legale falsa) intombano il rifiuto tossico nelle campagne. Com’ è possibile sversare nella propria terra? Perché con quei soldi si abbassa il prezzo dei prodotti e si rendono competitivi. La politica è stata in gran parte cieca, ha svenduto l’agricoltura del Mezzogiorno italiano infettando il mercato con rifiuti tossici non prodotti da aziende meridionali ma settentrionali. Poi c’è il meccanismo delle discariche: perché erano satolle? Perché riempite in maniera clandestina dalle organizzazioni. Che guadagnano dalla discarica, dal trasporto e dall’emergenza. Pensate che in Campania mentre Napoli affogava nella monnezza le aziende vincevano appalti in ogni parte d’Europa. Perché i soldi che arrivavano dall’emergenza erano quelli che il territorio voleva. Il ragionamento politico era molto cinico: c’è il disagio, ma ci fa vivere tutto l’anno perché arrivano soldi che altrimenti non arriverebbero. Quindi, il disagio diventa bottino per tutti, e arrivano le organizzazioni. Che oggi investono in bonifica, perché mentre inquinavano hanno capito che il prossimo business sarebbe stato ripulire. Quando i meridionali si sentono giudicati dal paese per il problema rifiuti come fosse un problema culturale, bisogna dirlo che la gran parte degli affari si sono svolti accedendo al mercato dei rifiuti del nord Italia, dove le industrie si rivolgevano alle organizzazioni e sapevano dalle percentuali di sconto che i rifiuti sarebbero finiti nelle campagne. Anche in questo caso, è un problema che non riguarda solo una parte del paese, ma serve l’impegno di tutti. Se il popolo calabrese non pretende immediatamente di avere le massime istituzioni spesso qui, continuamente qui, di avere Consigli dei Ministri qui, perché si capisca che il baricentro deve essere spostato, non cambierà nulla. C’è la necessità di accendere la luce sul piano nazionale. E’ una richiesta legittima che può partire dalla popolazione. Altrimenti, il Sud rischia di essere uno dei problemi, e non una risorsa”.