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Le interviste di Dio – Marco Minniti e Peppe Smorto

14 Giugno 2013
in Interviste di Dio, RUBRICHE
Tempo di lettura: 4 minuti
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interviste di dio

interviste di dio

(testo raccolto da Sandro Maria Velardi che passava di là e origliò)        Dio: Venite avanti, peccatori. Oggi mi sento democratico. Ho detto DEMOCRATICO!, non democristiano. Non cominciamo a provocare se no faccio un’ira di Me !

Peccatore Peppe Smorto: Calma, calma. Io sono uno che ha sempre voglia di capire pure se si tratta di Dio. In che senso Lei oggi fa il democratico ?

Peccatore Marco Minniti: Mi scusi, io sono ateo. Ma se non lo fossi certamente dovremmo democraticamente fare le primarie per accertare chi è Dio fra noi tre. Io rappresento sicuramente la società civile.

Dio: Ehi, ragazzi: calma lo dico Io. Innanzitutto avevo l’idea di fare una Tavola rotonda. Ma, a parte il fatto che l’ultima volta che mi sono seduto a cena con gli amici mi è andata proprio male (un pezzo di pane e un po’ di vino mi sono costati tre giorni di lacrime e sangue; peggio di quello che chiamate una finanziaria alla Monti) non ho intenzione di sentire uno che parla con la bocca a “culo di gallina” (Ehi, Marco dico a te, non penserai di essere l’Evangelista) e che ha le paranoie di grandezza ! E anche tu Peppe, datti una calmata: anche se mi vedi Uno, Trino e dappertutto, non sei più al Bar Bolignano a piazza Duomo nella Reggio anni 70 a fare il “gruppettaro” e a litigare con i virgulti del PCI; che già allora avresti dovuto capire che Marco ne avrebbe fatta di strada.  E pure tu, adesso, fai il direttore di Repubblica.it e ancora non te ne capaciti nemmeno tu.

Peccatore Peppe Smorto: Mi scusi, ha ragione. A volte mi faccio prendere la mano…

Peccatore Marco Minniti: Io insisto “democraticamente” sul fatto (e dico FATTO) che Io sono il figlio del dio democratico. Infatti mio Padre il Lìder Maximus, detto Massimo dai pari grado come me, era quasi riuscito a fondare il partito del Dio di Sinistra. Se li ricorda i DS ? Ed egli mi disse: ora che quel bastardo del mio ghost- writer Claudio Velardi mi ha tradito: ERESIA!!! Sai che ha fatto? Ha usato per me, contro di ME, l’IRONIA. Anatema: Io oggi lo ribattezzo Giuda, e ti faccio Responsabile Amministrativo del partito del dio della sinistra, ovvero il Verbo di D’Alema. DS in realtà sta per D’Alema Super. E, infatti Dio Massimo ha fregato quell’altro Unto del Signore che ci voleva affibbiare una bicamerale con cucina al Parlamento.

Dio: Smorto, che giornalista sei? La vuoi finire di torcerti sul pavimento? Ho capito che questo straparla peggio del Sindaco Renzi, ma è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio!!!

Peccatore Peppe Smorto: Scusi, Paternità, ma sottosegretario (sempre per capire, mi scusi) vuol dire che l’on. Minniti stava proprio sotto al Segretario D’Alema? Non è una cosa che la Sua organizzazione definisce “contronatura” e che fa piangere Giovanardi e Buttiglione?

Dio: Smorto non fare il finto tonto come al solito, che pensi solo al calcio…e informati. Anche se l’On. dall’eloquio gallico (sempre nel senso della bocca a culo di gallina) ha un ego sproporzionato alla sua statura e il taglio di capelli naturale che avrebbe l’Unto se non spendesse una cifra in orticoltura del cranio, è stato davvero Sottosegretario.

Peccatore Peppe Smorto: E’ vero Divinità. Ma, per amor di Lei, mi scusi a me pare che lo diventò senza essere stato votato dal popolo. O sbaglio? E se non ricordo male, Lor Signori, che accusano il Nano che cammina sulle acque di aver fatto sempre “leggi ad personam”, a me sembra che ne emanarono una di legge. Breve, per la verità. Un artico unico che recitava – vado a memoria… – “…. i Sottosegretari che non sono stati eletti in Parlamento hanno comunque diritto, durante l’esercizio del loro mandato, alla retribuzione che spetta ai parlamentari e alle stesse prerogative di pertinenza degli stessi.”.

Peccatore Marco Minniti: E allora? Se in quell’epoca, per caso – e dico PER PURO CASO – io ero l’unico Sottosegretario a non essere parlamentare Tu, o giornalaio ex periferico ma pur sempre calabro-saudita, intendi insinuare qualche personalismo? Io sono amato. Io sono un pezzo della società civile !!!

Peccatore Peppe Smorto: Mi perdoni Onorevole. O devo chiamarla, quantomeno, Santità? Mi perdoni, dicevo, ma dal basso della mia edicola dove scribacchio mentre sfoglio vecchi numeri di Playboy, ho l’impressione che quando venne eletto Onorevole, per Lei fu scelto un collegio che non era nella sua città natale. O sbaglio? Tale scelta fu operata dal dio di sinistra D’Alema per non imbarazzarla con un plebiscito ecumenico dei reggini che tanto la amano e che Lei ricambia di tanta presenza amorevole e piacevole confidenza? Non è davvero raro vederLa incontrare i suoi concittadini con i quali conversa amorevolmente, con dolce umiltà si concede agli abbracci, alle strette di mano, con i vecchi compagni di scuola così come con gli operatori ecologici della Leonia in difficoltà. Sicuro sarà stato per quello.

Peccatore Marco Minniti: Basta ! Qui non è necessario nemmeno fare le primarie per stabilire chi è Dio. Non ci sono le condizioni minime per un dialogo costruttivo programmatico in cui ponendo il discorso a monte non si raggiunga neanche il minimo del coagulo democratico che caratterizza il dialogo delle masse con le sinergie sintattiche inerenti alla realtà produttive e socio-culturali che sono intrinseche alla realtà demo-mediterranea che avvolge l’area mediatica del simposio intellettuale della sinistra italiana.

Dio: Mi scusi Smorto la licenza. Ma che M…….izzica ha detto questo? E si rialzi da terra, alla buon’ora ! Non è mica un cabaret questo. Le pare di essere a Zelig?

Peccatore Peppe Smorto: Chiedo perdono Universalità. Sono un giornalaio…mi diverto con poco.

Dio: Ho capito chiudiamola qui. E basta con la democrazia. Le interviste, d’ora in poi, le continuerò a modo mio.

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