Adesso bisogna trovare i mandanti e capire il perché. Queste le parole d’ordine nella procura reggina.
Certo, afferma il procuratore distrettuale Giuseppe Creazzo: “le indagini per individuare mandanti e movente dell’assassinio di Francesco Fortugno non cominciano certo oggi e non rappresentano un fatto separato a quelle che hanno portato all’arresto degli esecutori materiali”.
Sono tante le ipotesi, spiega. “Non escludiamo ancora nessuna pista. Il che non vuol dire però che su questo punto non sappiamo nulla. Le indagini sono a tutto campo”.
In mattinata si vociferava che qualche indicazione potesse averla fornita lo stesso Piccolo, il collaboratore di giustizia che con le sue dichiarazioni ha dato un contributo determinante per la svolta all’inchiesta.
Nel pomeriggio secca arriva la smentita ufficiale dalla Procura
reggina. Piccolo non sa e non avrebbe avuto modo di sapere. Tutti gli
elementi raccolti finora, dicono, necessitano di altre indagini. Ci
sono riscontri da approfondire prima di poter avere un quadro completo
sul possibile mandante.
Di certo insomma c’è solo quello che i magistrati hanno scritto nella
premessa introduttiva: “le indagini hanno consentito di acclarare
ancora una volta la validità delle comuni, consolidate e ferree regole
di mafia che imperano nelle zone teatro dei fatti, che vogliono che
l’esecuzione di un così rilevante fatto di sangue venga ‘naturalmente’
affidata ad una delle cosche che dominano il territorio”.
Il prossimo obiettivo è proprio quello di stabilire da chi e perché la
cosca Cordì abbia ricevuto l’incarico di uccidere il vice presidente
del Consiglio della regione Calabria, Francesco Fortugno, quella
domenica 16 ottobre 2005.




