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BRACCONAGGIO SULLO STRETTO: STRAGE DI RAPACI IN ASPROMONTE

LEGAMBIENTE DENUNCIA SPARI NEI BOSCHI INCENDIATI DEL REGGINO. CHIESTA ALLA REGIONE E ALLA PREFETTURA UNA TASK FORCE PER SALVARE I FALCHI MIGRATORI.

28 Settembre 2026
in CALABRIA
Tempo di lettura: 3 minuti
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BRACCONAGGIO SULLO STRETTO: STRAGE DI RAPACI IN ASPROMONTE

Nel cuore dell’area aspromontana che si affaccia sul versante meridionale dello Stretto di Messina, si sta consumando un gravissimo crimine ambientale. Tra il 14 e il 27 settembre 2026, i volontari di Legambiente hanno documentato decine di colpi di fucile esplosi contro giovani falchi di palude in cerca di un riparo notturno. Un massacro perpetrato non solo in giornate di silenzio venatorio, ma addirittura all’interno di boschi recentemente devastati dagli incendi, zone dove la legge vieta severamente la caccia per dieci anni.

Il roost dello Stretto: l’ultimo rifugio prima dell’Africa

L’area metropolitana di Reggio Calabria rappresenta il punto nevralgico della migrazione lungo il Mediterraneo centrale. Si tratta del principale “roost” (area di riposo notturno) italiano, l’ultimo lembo di terra della penisola dove i rapaci diurni sostano prima di affrontare la traversata marittima verso il continente africano.

Solamente nel mese di settembre, questo rifugio vitale ospita almeno 1.000 falchi di palude, oltre 500 falchi pecchiaioli, centinaia di lodolai, gheppi e grillai. La zona è frequentata anche da specie rarissime come l’aquila minore e il capovaccaio, uno dei volatili più a rischio d’estinzione in Europa. L’abbattimento di questi esemplari, tutti rigorosamente protetti, costituisce sempre un grave reato.

L’allarme di Legambiente: criminalità organizzata e controllo del territorio

L’operazione di monitoraggio è stata condotta durante il secondo campo antibracconaggio promosso da Legambiente, supportato da NABU (Naturschutzbund Deutschland) e cofinanziato dalla VGP Foundation. Spostato strategicamente nella seconda metà di settembre per monitorare le giornate di preapertura e l’avvio della stagione venatoria (20 settembre), il campo ha registrato un bilancio drammatico: molti falchi uccisi e nessun arresto. Un passo indietro rispetto al 2025, quando l’affiancamento con i Carabinieri Forestali e la SOARDA aveva portato all’arresto di un bracconiere e al sequestro di migliaia di uccelli illegali a Villa San Giovanni.

“Quello che abbiamo visto non è l’evento isolato dovuto a qualche irriducibile”, denuncia con fermezza Antonino Morabito, responsabile nazionale CITES e Benessere animale di Legambiente. “È un bracconaggio ben organizzato, con vedette e comunicazioni rapide per sfuggire ai controlli. I bracconieri sparano anche nei giorni di divieto di caccia e nelle aree percorse dal fuoco proprio perché i controlli sono sempre meno. Ma questo roost sul versante calabrese dello Stretto è un patrimonio di importanza europea e non può restare una zona franca”. Se in passato queste pratiche illecite in Calabria affondavano le radici in prove di “mascolinità” legate alla cultura patriarcale, oggi si configurano unicamente come pura illegalità e motivo di vanto criminale per il controllo del territorio.

I dati neri dell’Italia e le richieste alle Istituzioni

Le stime diffuse da BirdLife International sono impietose: ogni anno nel bacino del Mediterraneo vengono uccisi o catturati illegalmente circa 25 milioni di uccelli. L’Italia guida la classifica europea con ben 5 milioni di esemplari abbattuti, disattendendo clamorosamente gli impegni del Piano strategico di Roma che puntava a dimezzare le uccisioni entro il 2030.

Di fronte a questa emergenza, Legambiente e NABU hanno avanzato quattro richieste urgenti e perentorie alle istituzioni:

Vigilanza continua e coordinata: Un presidio fisso da fine agosto a inizio ottobre nell’area del roost, concentrato all’alba e al tramonto, sotto il coordinamento della Prefettura di Reggio Calabria e con il coinvolgimento di Carabinieri Forestali, SOARDA e Forze dell’Ordine.

Nuova Area Protetta: L’istituzione urgente, da parte della Regione Calabria, di una riserva che includa per intero il roost, vietandovi qualsiasi forma di attività venatoria.

Tolleranza zero sui roghi: Controlli effettivi e frequenti nelle aree aspromontane incendiate, dove il divieto decennale di caccia è sistematicamente violato.

Risorse adeguate: Il rispetto formale degli impegni del Piano di Roma, destinando risorse specifiche al contrasto del bracconaggio lungo le rotte migratorie.

Tags: Antonino MorabitoAspromontebracconaggio Calabriacarabinieri forestalilegambienterapaci migratoriStretto di MessinaStrill.it
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