Tutti con il fiato sospeso. Il futuro della Reggina passa per due ok, tutt’altro che improbabili. Quello definitivo dell’Agenzia delle Entrate e successivamente quello della Covisoc. Poi chi continua ad interessarsi al club, tanto da mandare il proprio intermediario (non quello dello studio che sta curando la cessione del club)a interessarsi delle transazioni con l’ Erario, potrà affondare il colpo. O qualcuno degli altri potenziali acquirenti.
Si continua a sostenere che la situazione della Reggina è disperata. Se oggi però il club amaranto ha un futuro incerto è solo perché il tessuto economico del territorio non è in grado di sostenere l’investimento. Una scelta che avrebbe la spinta dell’affare, ma anche dall’appartenenza e della passione.
Invece bisogna attendere qualcuno che, giustamente, deve fare le sue valutazioni. Deve valutare che ci siano i margini per creare valore e, c’è da giurarci, diventerebbe il primo tifoso amaranto pur venendo da lontano. Obiettivi sportivi ed economici vanno di pari passo.
La Reggina gode di interessamenti perché è un affare. In B ci sono altri club con masse debitorie simili. La differenza sta nel fatto che magari le hanno rateizzate con le banche, pagano le pendenze e la loro situazione viene percepita come stabile.
Ma meglio scendere nel dettaglio dei numeri per dare l’idea. Chi acquista la Reggina prende sì una società con 14-15 mln di debiti (dovrebbe essere quella la cifra definitiva, fideiussione al prossimo campionato compresa), ma fa un investimento.
3 milioni subito e poi 1,5 mln per meno di 10 anni. Ipotizzando, ad esempio, un piano triennale si tratta di una spesa di 7,5 mln ed un incasso di oltre 30 mantenendo la B. Posso diventare anche 35 se negli anni il dato delle presenze allo stadio dovesse irrobustirsi o ci fossero altri introiti.
Se qualcuno pensa che si stia esagerando sugli eventuali introiti aggiuntivi creabili vada a guardare i dati della C, dove la Reggina faceva 11-12.000 spettatori di media. Ecco, magari sarebbe opportuno che a termini come “progettualità” la città rispondesse con entusiasmo paragonabile al “tutto e subito”.
Valorizzare e vendere qualche elemento, ad esempio, rappresenterebbe ulteriore linfa economica. E si sta ipotizzando (ed è anche questo difficile) che chi arriva non investa nulla. Attenzione: su questo fronte non si fa riferimento solo all’acquisto dei calciatori, ma anche a valorizzazione del brand e capacità di intercettare sponsorizzazioni.
C’è solo da sperare che tutto vada bene.






