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Brunori Sas torna a sorpresa con “Cheap!”, perché quando si scherza bisogna èsse’ seri!

14 Gennaio 2022
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Brunori Sas torna a sorpresa con “Cheap!”, perché quando si scherza bisogna èsse’ seri!

Domenico Malara

Anno 2022. Dario Brunori fa un viaggio spazio-temporale e di colpo si ritrova catapultato nel 2009, solo che al posto della Delorean, lui preferisce viaggiare a bordo della sua fedelissima (e Amata!) Mogar elettro-acustica (in altra epoca lo faceva attraverso un armadio, ma quella è un’altra storia!). Il bisogno era quello di tornare dove tutto è cominciato, non tanto per quella nostalgica canaglia che ti prende proprio quando non vuoi, quando per esorcizzare quell’ansia da prestazione del “tutto perfetto” e ritrovare la sana spensieratezza dell’improvvisazione, il fascino dell’imperfezione, le stonature, i rumori in sottofondo, le voci fuori campo.
E da questo viaggio Brunori si porta dietro “Cheap!”, un EP di sole cinque canzoni che fa il verso al precedente “Cip!”. Meno patinato, meno studiato, meno suonato, meno pensato. Meno. “Cheap!”. Cose da poco, solo cinque canzoni, un quasi nulla che salta fuori dai cassetti per riempire l’aria. Come quelle serate fra amici dove chitarre lasche e canzoni si mescolano senza senso, tra birre e amari, occhi rossi e volute di fumo, la voglia di tirar mattina e sbadigli che si credono ruggiti di asini vestiti da leoni.
Gli omaggi al cantautorato italiano sono tanti: dall’esterofilia di Bruno Lauzi al nonsense che ha senso di Rino Gaetano, e poi a cascata Fabrizio De André, Giorgio Gaber, Francesco De Gregori, Lucio Dalla. Ma restano pur sempre omaggi, altrimenti si finirebbe per cadere nel gorgo di sempre: quello del ricordare ogni volta il lavoro di maestri del passato, col rischio di rimanere continuamente nel ruolo del ragazzo di bottega e di non evolversi mai in un vero artigiano di parole. E invece qui Dario Brunori fa un ulteriore passo avanti.
In “Cheap!” c’è realmente un Brunori gaberiano, che scherza con sé stesso e con chi lo ascolta, ma come diceva il Marchese del Grillo “quando si scherza bisogna èsse’ seri” (e a proposito di citazioni cinematografiche, da buon cinefilo Brunori semina qui e lì alcune chicche: da “Berlinguer ti voglio bene” da dove è tratto il verso che apre l’EP “Pole la donna permettersi di pareggiare coll’omo?” (“Yoko Ono”) a “Benvenuti in casa Gori” con l’omaggio ne “Il giallo addosso” a Carlo Monni). E se è vero che questo EP per come è stato concepito, è volutamente un disco sporco nei suoni e nella produzione, quasi un bootleg che ci riporta agli esordi brunoriani, i testi, apparentemente “all’acqua di roses”, sono una carezza in un pungo, la rappresentazione perfetta della realtà distopica che ci circonda, di quella società liquida che Brunori inizia ad abbozzare in “A casa tutto bene” e riprende proprio in “Cheap!”, come fosse un quadro postmoderno in continua lavorazione, a cui aggiungere ogni volta una pennellata: la condizione della donna e la mercificazione dell’essere umano (“Yoko Ono”), l’omologazione di una generazione che vive di surrogati (“Ode al cantautore”), la globalizzazione e il capitalismo esasperato (“Il giallo addosso”), l’ignoranza sfacciata che diventa vanto e sistema (“Italiano-Latino”).
Se in “Vol. 1” venivano cantati i dolori (e i calori!) del giovane Dario, in “Cheap!” sono descritti i conflitti esterni del Brunori uomo e padre, un uomo che oltrepassata la soglia dei 40 ha imparato un po’ di più la vita, che ha preso coscienza e fa autocritica della sua generazione (“Figli della borghesia”), quella dei gemelli sui polsini, dell’olivo nel Martini; una generazione inadeguata al vivere moderno, apparentemente libera di fare tutto quello che gli pare, “anche se quello che ci pare in fondo nessuno sa cos’è”.
E non è un caso che esattamente come nel finale di “Cip!” (“Quelli che arriveranno”), anche qui Dario, alla fine della fiera, torna a farsi serio e ci sbatte in faccia la realtà nuda e cruda, senza bollicine aggiunte né edulcoranti. Ci dice che la nostra generazione, quella degli anni 80, ha miseramente fallito e che forse anche le speranze di Achille rischiano di svanire, se è vero come è vero che siamo i “figli di una balena che ha il cuore piccolo e la bocca enorme!”. Altro che cuore più grande!

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