Due preziose ed inedite interviste fanno da corollario ad un estratto del film Suoni in Aspromonte in fase di post produzione. Nei 30 minuti montati per la sezione “Cinema etnografico come strumento di ricerca scientifica” della storica rassegna MAV – Materiali di Antropologia Visiva di Roma, c’è forse l’ultima intervista al grande documentarista Vittorio De Seta scomparso qualche anno fa in Calabria e mai abbastanza ricordato per la sua importante lezione poetica di cinema etnografico, e ancora un’intensa intervista al maestro Roberto De Simone, compositore e decano degli studiosi di etnomusicologia.
Entrambi restituiscono una pregiata testimonianza per il patrimonio culturale dell’Aspromonte e per la delicata questione delle tradizioni di memoria orale oggi inesorabilmente in via d’estinzione.
Il progetto Suoni in Aspromonte è il risultato di un’intensa ricerca sul campo tra le realtà musicali della tradizione calabrese in Aspromonte, condotta dal musicista polistrumentista Mimmo Morello e dal regista Nino Cannatà.
Un lavoro iniziato nel 2008 che ha permesso di conoscere da vicino e documentare un mondo sonoro particolarmente ricco e suggestivo, dove la musica tradizionale si intreccia alle pratiche di antichi saperi, ai gesti quotidiani legati ai mestieri tipici dei pastori, dei contadini, dei pescatori, portatori di una forte identità culturale oggi a rischio di estinzione. Tra i numerosi contenuti raccolti, emergono due preziose interviste, una all’indimenticabile regista e documentarista Vittorio De Seta, l’altra al maestro Roberto De Simone, in cui reciprocamente restituiscono i principi e il significato dell’intero progetto e del film documentario in fase di lavorazione.
Il progetto si prefigge di stimolare inoltre la promozione del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Aspromonte, per attivare processi di salvaguardia e conoscenza finalizzati alla valorizzazione delle risorse, delle bellezze, delle tradizioni del territorio aspromontano e di quella cultura mediterranea segno di un tempo mitico, riscoprendone così il valore sociale e artistico quale preziosa eredità della cultura rurale calabrese. Vi è inoltre l’auspicio di recuperare il rapporto uomo natura, restaurando l’equilibrio con le pratiche agricole legate ai cicli delle stagioni, ai fini di preservare l’ambiente come azione inclusiva e di benessere. Obiettivi, anche se ancora oggi inascoltati, in linea con quelle che sono le priorità riportate nella Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale UNESCO del 2003.
Tra i risultati previsti dal progetto Suoni in Aspromonte vi è quello di produrre il Film documentario (in fase di montaggio), una Mostra multimediale con i numerosi documenti raccolti (foto, video, documenti, strumenti), e una Digital library per la diffusione sul web e per la promozione della musica e della cultura di tradizione orale sul territorio dell’Aspromonte.
L’edizione dei MAV 2018, a cura di Emilia De Simoni, Laura Faranda, Francesco Giannattasio, Giovanni Giuriati, Antonello Ricci, è uno storica rassegna biennale di antropologia visiva ideata da Diego Carpitella nel 1985. Organizzata dall’Università di Roma “Sapienza” e dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, in collaborazione con il Museo delle Civiltà – Museo delle Arti e Tradizioni Popolari “Lamberto Loria” e si articola in tre giornate. Ogni giornata ha come incipit un film “capostipite” di un autore classico del cinema di ambito etnografico, che introduce il tema della giornata e che fornisce il collegamento con una storia degli studi di antropologia visiva e di etnografia filmica.
I temi proposti per questa edizione sono:
Etnografia condivisa (Jean Rouch, Moi un noir)
Cinema etnografico come strumento di ricerca scientifica (Diego Carpitella, Cinesica 2 – Barbagia)
Etnografia delle migrazioni (Vittorio De Seta, Lettere dal Sahara)
Anticipiamo alcuni commenti che accompagneranno l’edizione finale del progetto:






