Negli arresti operati all’interno dei clan di Rosarno ci sono tante storie che sembrano essere quelle tipiche delle dinamiche che generano il successo della ‘ndrangheta.
La capacità, in primis, di suscitare fascino su una zona grigia che si mette al servizio della criminalità organizzata e diventa il braccio (non armato, ma ugualmente pericoloso) di chi punta sul malaffare.
Lo strumento è la criminologa Angela Tibullo (leggi qui la storia) che non si fa scrupoli a corrompere con ogni mezzo medici, dirigenti e funzionari che possano rendere meno dure le condanne e le carcerazioni dei propri clienti.
A generare il corto circuito, però, è l’assenza di omertà. Tocca ad un medico interrompere la consueta filiera calabrese dove chi non si fa corrompere, si fa al massimo i fatti suoi.
Lui denuncia e racconta di come la Tibullo ha provato a circuirlo.
“Mi fece il nominativo – riporta corriere.it – di tanti medici che erano stati ricompensati adeguatamente”.
La testimonianza racconta che i pagamenti avvenivano in vari modi, tant’è che a qualcuno veniva proposta una notte con una escort, ad altri semplicemente denaro.
Bastava una perizia psichiatrica favorevole alla scarcerazione per ottenere il premio. L’incaricato, però, della perizia sul boss Crea non era malleabile come erano capitati in precedenza alla Tibullo.
A quel punto la criminologa avrebbe provato a minacciare il medico i escluderlo dal suo ‘giro’ di consulenze, rendendo difficile la prosecuzione della sua carriera.
La denuncia dell’interlocutore della Tibullo ha fatto scattare le immagini che hanno fatto luce su un sistema molto articolato.





