Angela Tibullo non aveva alcun legame familiare con la ‘ndrangheta. In attesa che venga elaborata una verità processuale dai procedimenti, è sospettata di aver scelto di stare dalla parte della criminalità organizzata per ambizione.
Nota criminologa, divenuta famosa per aver seguito il caso della morte della piccola Fortuna al Parco Verde di Caivano, è originaria di Polistena. Non molto lontano da Rosarno, dove si annidavano le cosche Cacciola e Grasso colpite duramente dall’opera delle Forze dell’Ordine (leggi qui).
E’ una dei quarantacinque arrestati. Non è l’unica donna, ma rispetto alle altre aveva scelto di stare dalla parte delle ndrine per diventare la ‘regina della penitenziaria’.
Pare che una sua intercessione con un perito medico finalizzata alla scarcerazione del boss ottantenne Teodoro Crea fosse basata su un tentativo di corruzione basato sulla proposta di denaro, escort e futuri affari.
Da un rifiuto del diretto interessato sono partite le indagini. Quella della Tibullo sarebbe stata una vera e propria strategia criminale, finalizzata alla creazione di un sistema fatto di professionisti e dirigenti compiacenti teso ad avvantaggiare il suo operato. Il sistema permetteva di ottenere carcerazioni meno dure, concessione dei domiciliari e presunte incompatibilità con i vari regimi di detenzioni.
A commentare la vicenda c’è stato anche il post di una delle sue colleghe più note a livello mediatico, Roberta Bruzzone:





