Buon viaggio, zio Sandro Provvisionato, mentore di Tabularasa
Per noi era semplicemente “zio Sandro”, eppure lui era una delle più prestigiose e, soprattutto, libere voci del giornalismo italiano. Sandro Provvisionato era entrato nella case degli italiani negli anni ’90 con la conduzione del tg della notte.
La sua presenza fisica, unitamente al tono di voce pacato e alla mimica rassicurante ci mandavano a letto comunque tranquilli.
Sandro era uno di quei cronisti che le cose te le raccontavano senza troppi aggettivi, perché nella sua spiegazione dei fatti c’era già tutta la valenza che serviva, senza necessità alcuna di indugiare in qualificazioni ulteriori.
Sandro Provvisionato ci ha lasciati a 66 anni e se il Paese piange il cronista, l’inviato di guerra, l’uomo sobrio e profondo, ironico e rigoroso, noi piangiamo lo “zio Sandro”.
Si, perché Reggio non lo sa, ma Sandro Provvisionato era diventato un amico di Reggio. Lo era diventato da quando – da prima ancora che mettessimo in piedi la prima edizione, nel 2010, avevamo pensato a Tabularasa.
Le nostre strade si erano incrociate poco tempo prima, quando, con entusiasmo sconosciuto a centinaia di pseudocolleghi più giovani e vuoti, aveva accettato il nostro invito a parlare agli studenti del liceo del caso-Moro e di uno dei suoi numerosi libri a caccia delle verità nascoste.
Avemmo l’intuizione di Tabularasa e ne parlammo con lui.
L’idea era dirompente ma l’approccio nostro era timido e fu lui a spingerci con ogni mezzo a metterla su: ci diede idee e contatti, si spese in prima persona e non mancò neppure a una edizione.
Aveva imparato da subito ad amare la sua Tabularasa , che sotto la sua spinta avrebbe portato ai confini della periferia continentale quasi mille ospiti tra scrittori, docenti universitari, magistrati, poeti, artisti, giornalisti, italiani e da ogni parte del mondo, in riva allo Stretto, fino a costituire quel baluardo culturale che Tabularasa è diventato dal 2010 in poi.
Ma Sandro Provvisionato , dotato di un cuore immenso, di quelli che fa provincia, si era innamorato anche di Reggio e per questo, per Reggio ci spronava a non mollare, ad andare avanti.
Reggio e la sua salsedine nell’anima di Sandro Provvisionato
Ne aveva respirato la salsedine che ti entra nei polmoni durante le mattine quando, da solo, la andava a respirare, tra le gente semplice, nei bar, sulle panchine e ci diceva che Reggio se la meritava tutta Tabularasa . “Se la merita e ne ha bisogno”, diceva a tutti.
Ci insegnò a sorridere alla vita e ridere della morte, ci spinse a dare conto solo alla nostra coscienza, a diffidare dalle facili verità, dalle ricostruzioni storiche dove tutto è facile, evidente.
E poi ascoltava, ascoltava, sornione, con lo sguardo che ti entrava dentro, si prendeva la parte interna dei respiri e tornava indietro lasciandoti nudo ma al tempo stesso protetto dalla sua anima, esperienza.
Zio Sandro era uno di quelli che sposava la causa e ci era già dentro con tutte le scarpe, senza se e senza ma; e allora alzava il telefono, “convocava” amici e colleghi per la causa, appunto. E la causa era Tabularasa , ma ben presto capimmo che anche questa era un pretesto, solo il pretesto per stare tra la gente, con la gente, per la gente, caratteristica – questa – che “zio” Sandro non ha mai abbandonato.
Alla fine lo convincemmo anche a venir giù con la dolcissima signora Laura e fu bello, bellissimo per noi percepire che entrambi in quel tramonto disperato che affondava sotto i loro occhi in una calda sera di Luglio, si sentivano a casa.
Una casa dell’anima, Reggio.
Reggio ha perso un amico, Tabularasa il suo mentore
Reggio ha perso un amico che non aveva percepito completamente di avere, noi abbiamo perso lo “zio Sandro”, quello dei maccheroni cacio e pepe a Piazza Navona o al Pantheon o dell’invito – sempre reiterato e da noi mai colto – a sfruttare per un ‘buen ritiro’ la sua casa in Normandia.
Tabularasa ha perso il suo mentore e forse proprio per lui, per la sua memoria, è tempo di rilanciare…
Ciao, zio Sandro, i tuoi nipotini – come ci chiamavi tu – faranno i bravi…come ci raccomandavi ogni volta che ci lasciavamo ed il tempo per stare assieme non era mai stato abbastanza…
Giusva Branca e Raffaele Mortelliti





