
di Grazia Candido – Il consigliere comunale Massimo Ripepi (Pace), delegato dal sindaco alla costituente “Reggio Città Metropolitana”, ci sta mettendo cuore e testa per portare a termine il processo di istituzione
della città metropolitana perché “è un’opportunità che non va assolutamente sprecata, è un’ azione politico-istituzionale finalizzata al coinvolgimento interistituzionale e partecipativo delle comunità interessate”.
Consigliere a che punto siamo?
“Ringrazio il Sindaco Arena per la fiducia riposta nella mia persona. Siamo dinanzi ad un momento storico, direi decisivo per le sorti del nostro territorio: questa delega rappresenta la costruzione del futuro politico della nostra città e della provincia. E’ un’occasione unica, irripetibile e tutta la società reggina è messa alla prova. Siamo di fronte ad un momento di coesione sociale del sistema, un modus operandi di come le nostre intelligenze possono costruire una città migliore. Il tema della Città metropolitana è d’interesse per tutti i partiti di destra e di sinistra e, nonostante le difficoltà che la nostra città sta affrontando, impera l’esigenza di lanciare la costruzione reale del sistema metropolitano”.
Concretamente come state operando?
“Sto facendo un cronoprogramma con le varie amministrazioni dei comuni di tutta la provincia per creare un sistema di adesione. Il processo metropolitano deve partire dal basso. Il primo passo lo abbiamo fatto grazie alla normativa vigente del 2009 con l’istituzione della Città Metropolitana che ha messo in rilievo la buona politica: da una proposta del centro sinistra infatti, il Governatore Scopelliti è riuscito a conquistarsi un credito politico forte con il Governo centrale. Le norme transitorie della legge prevedono che la proposta di istituzione spetti al comune capoluogo congiuntamente alla provincia, oppure al comune capoluogo congiuntamente ad almeno il 20% dei comuni della provincia interessata che rappresentino, unitamente al comune capoluogo, almeno il 60% della popolazione o, infine, alla provincia, congiuntamente ad almeno il 20% dei comuni della provincia medesima che rappresentino almeno il 60% della popolazione. Anche le regioni saranno coinvolte, perché dovranno esprimere un parere obbligatorio sulla proposta. Ma, l’istituzione vera e propria avverrà per iniziativa dei cittadini”.
Qual è la strada da seguire?
“Ho un percorso chiaro: sto fisicamente andando nei comuni del nostro territorio per confrontarmi con gli amministratori e ascoltare le loro esigenze. I sindaci sino adesso incontrati, sono tutti concordi e propensi ad entrare in questo grande progetto solo che è necessaria una divulgazione chiara non solo per gli amministratori ma anche per la popolazione che dovrà poi aderire al Referendum. Ogni comune deve avere pari dignità con il comune capoluogo perché ognuno di essi deve essere partecipe al processo. Occorre in primis superare il gap della delimitazione dell’area e ho proposto di fare una delibera di consiglio di tutti i comuni che vogliono aderire così ognuno esprimerà la volontà del territorio a partecipare alla città metropolitana”.
Lei ha parlato di una partecipazione dal basso. Spieghi meglio.
“Per realizzare la Città Metropolitana è necessaria la condivisione dal basso. Propongo un consiglio comunale aperto monotematico in modo che, una volta deliberato il tutto, si supererà il problema più grande che è la delimitazione dei comuni. Una volta superato il gap della perimetrazione andremo a Roma per presentare i documenti della Costituente e saremo la prima città metropolitana che si realizza dal basso perché le altre lo hanno fatto dall’alto grazie ad una legge regionale. Successivamente, lavoreremo per fare la riforma costituzionale per unire due città metropolitane che sono dirimpettaie. Ma questo è l’obiettivo finale. Prima dobbiamo costruire Reggio città metropolitana”.
E poi c’è il referendum...
“Lo step del referendum sarà successivo all’istanza di costituente della Città metropolitana. Dobbiamo essere estremamente operativi perché si è parlato troppo e, concretamente, si è fatto poco. Una chiara e lineare campagna d’informazione è una buona base di partenza. I sindaci dei grandi o piccoli comuni devono sapere che manterranno le proprie competenze territoriali, si conserverà l’identità territoriale ma soprattutto, si avrà la possibilità di partecipare al consiglio della grande Città metropolitana”.
Insomma, vantaggi per tutti i Comuni?
“Certo. Innanzitutto, ci sarà la partecipazione dei comuni nel Governo, la possibilità di trattare i budget, quelli ordinari, delle singole realtà territoriali assieme alle grandi Città metropolitane e, oltre alle competenze condivise, si deciderà di fare tutti insieme una gestione dei servizi integrati. Da non sottovalutare un sistema fiscale grazie al quale abbiamo la possibilità di partecipare alla distribuzione dei fondi diretti che la Comunità Europea dà alla città metropolitana. Dobbiamo essere operativi ed evitare il conflitto tra Comune e Provincia che hanno competenze diverse”.
In che senso?
“La Provincia deve governare politiche macroscopiche e deve fare forum, incontri tra i comuni per governare e coordinare i processi nelle macro-aree; i comuni, organi propulsori del processo, devono essere il fermento; il comitato scientifico diretto dal dottore Tuccio deve trattare in maniera scientifica i grandi temi infrastrutturali, sistemici delle comunicazioni affiancando gli organi politici dal punto di vista prettamente scientifico. Questa tripartizione delle competenze darà la possibilità di realizzare la Città metropolitana. Bisogna evitare però, la sovrapposizione dei tre organi. La Città Metropolitana è un formidabile volano di crescita territoriale, dove collaborazione, competenze e cooperazione tra comunità e territori rappresentano le forze e i capitali di un grande processo di sviluppo che non possiamo più sottovalutare”.




