Dall’introduzione a cura dell’autrice
[…] Questo sogno, desiderio, di scrivere una storia, ma una storia vera, con un inizio ed una fine, la storia di una vita insomma, tante volte ha rischiato di ridursi in nulla. Il momento più eclatante è stato l’esame orale della maturità. C’era un commissario esterno, la professoressa di italiano, di cui non ricordo il nome ma non penso se ne avrà a male, che mi invitò quasi con fastidio ad intraprendere la strada delle lingue straniere, della matematica, della fisica, allentando il mio sogno di scrivere e la piccola ambizione di fare giurisprudenza. «si ama i propri mostri» mi disse. Ebbene, vi presento il mio mostro, non è un granché, ma nonostante i diciannove anni e la fragilità che mi contraddistingue, quell’estate finii di scrivere la mia storia, questa storia, e ne iniziai a scrivere altrettante. Questo, semplicemente per dire che quel che possiamo essere, e dire, e fare va molto oltre un voto, oltrepassa l’opinione di uno o anche di due, chicchessia. […] un saluto a quella gentile professoressa di italiano.





