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Calabria terra dannata, il grido di dolore di una donna abbandonata dalle Istituzioni. ''Fare del bene ha il suo prezzo''

22 Luglio 2012
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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lettera
Qualche giorno fa, una donna ha portato di persona in redazione la seguente lettera, indirizzata al Prefetto di Reggio Calabria, che Strill.it s’impegna a pubblicare integralmente.

In essa si descrivono i peggiori mali perpetrati nei confronti delle persone oneste (che ci sono ancora, per fortuna) della nostra Regione. Atti ignobili che ti condannano alla frustrazione, al completo disagio, a pensare molto spesso di abbandonare tutto e scappare via. Perchè, forse, sarebbe giusto così, sarebbe saggio. Ma la seguente lettera, antifrasticamente, fa emergere il bene che esiste ancora nella nostra dannata terra. Quel senso di sfida positiva che t’impone di non abbandonarla, di curarla, di rimediare. Perchè sarebbe troppo facile (ed ingiusto) abbandonarla. (g.b.)

A Sua Eccellenza il Prefetto
di Reggio Calabria

Egregio Signor Prefetto,
mi rivolgo  a Lei quale  rappresentante dello Stato
e garante della correttezza istituzionale.

Ciò che mi spinge a scriverLe è innanzi tutto la disperazione per una situazione insostenibile, che perdura ormai da diversi anni; ma anche il voler ancora, e nonostante tutto,   credere che la giustizia ci sia e che possa, a volerlo e ad impegnarsi seriamente, fermare e talora sconfiggere il male.
Non voglio essere considerata una ‘povera illusa’, come mi ha definito una volta qualcuno, ma cerco solo un futuro migliore per i ‘veri illusi’, innamorati  del dio danaro e del potere  che porta solo alla  distruzione prima o poi.  
Mi chiamo  Caterina ,  nata e cresciuta a Sinopoli (RC),  madre di due  figli,  e moglie  di un uomo, Domenico Luppino, imprenditore agricolo  e già sindaco di Sinopoli, titolare di un’azienda agricola, che da decenni ormai è  soggetta ad uno stillicidio di eventi, quali, appunto, i continui incendi. Ecco sono proprio questi che ultimamente ci stanno avvilendo.
Non c’è giorno, ormai, in cui mio marito non debba accorrere per spegnere il fuoco perpetrato ai danni delle nostre proprietà.
La scorsa domenica, mentre passavamo un pomeriggio  di svago con i nostri figli sulla spiaggia, hanno telefonato per l’ennesima volta per  avvertirci del  solito incendio  e  mio marito è dovuto correre per cercare di salvare il salvabile, lasciandomi   da sola  ad asciugare, ancora una volta,  le lacrime dei nostri figli, che continuavano a chiedersi e a chiedermi,   il perché di tanto odio. 
Non ultimo lunedì scorso: cinquanta alberi di ulivo andati completamente distrutti da un incendio.
Le istituzioni, se pur informate telefonicamente dalla sottoscritta e non solo, e sollecitate ad intervenire, sono arrivate in ritardo dopo oltre cinque ore di  inferno, lasciando solo mio marito  che ha dovuto, ancora una volta,  fungere  da vigile del fuoco. Una volta arrivati sul posto, i Vigili, hanno lavorato fino alle 3 e trenta della notte per cercare di spegnere il fuoco che ormai era diventato di proporzioni enormi, considerando anche il clima afoso di questi ultimi giorni.
Ecco perfino ora, mentre le sto scrivendo, mio marito è in preda all’ennesimo incendio che sta  divorando decine e decine di alberi.
A tutto ciò debbo  aggiungere tutte  le altre intimidazioni che si sono susseguite negli ultimi anni: furti, tagli di alberi di ulivo,  auto carbonizzate, colpi d’arma da fuoco nell’abitazione, bombe… tra cui una, eclatante, nella cappella di famiglia,  posizionata proprio sul loculo di mio suocero. Lo scopo è evidente: non c’è posto per le persone oneste, che cercano di fare il proprio lavoro all’insegna della legalità e della giustizia, quella vera! Occorre cacciarle, mandarle via, lontano, con le buone o con le cattive!!
Infatti la cosa più brutta, in tutto ciò, è l’essere isolati,  perché il comportarsi ed il fare  del  bene (e con modestia posso sottolineare che mio marito, malgrado tutti i difetti che possa avere da essere umano e malgrado tutte le difficoltà del caso,  ha saputo e sa fare solo del bene nella sua vita, per tutti: anche per chi lo  e ci perseguita),  ha un prezzo: la solitudine.
Ma ancora più grave della solitudine è l’abbandono.
Le Istituzioni  non solo arrivano in ritardo, ma a volte non intervengono per nulla, lasciando da solo il malcapitato cittadino. 
Lo Stato, che non riesce a garantire, per un così lungo tempo, anche fosse uno solo dei suoi figli, è uno Stato fallito!
Faccio appello alla sua sensibilità, Eccellenza.
Ci aiuti a fermare questa persecuzione assurda, questo terribile fenomeno, che é la violenza e la malvagità umana, un male sempre più grave e terribilmente serio, senza abbandonare inermi cittadini e pretendere solo il loro eroismo, ma impegnando in questa battaglia le forze migliori delle istituzioni, affinché   le lacrime di dolore  di tutti i  figli,  soli ed abbandonati, di  questa terra benedetta da Dio, ma maledetta dagli uomini, si possano trasformare in lacrime di gioia per una vita “viva” e non spenta dall’odio di menti diaboliche che inveiscono perfino contro i loro stessi fratelli.
La ringrazio nella speranza che voglia riservare almeno una piccola attenzione a questa lettera, a questo grido di dolore.

Con fiducia                                               Caterina Bianchini

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