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Dall’Area Territoriale Integrata dello Stretto alla Città Metropolitana dello Stretto

8 Luglio 2012
in Storie
Tempo di lettura: 7 minuti
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reggiodinotte

di Giuseppe Tuccio – Nel vasto ambito delle reti di comunicazioni europee sicuramente il corridoio mediterraneo intermodale est ovest deve funzionare come un distributore di flussi; in tal senso dunque occorre provvedere

alla messa in funzione di nuove reti, potenziando i sistemi locali tali che siano idonei per una integrazione delle reti intereuropee.
Da un osservatorio più complessivo appare evidente che sta delineandosi una ricca ammagliatura, una articolata tessitura di una poderosa interazione di reti della città del Mediterraneo coinvolgendo a buon diritto la nostra città.
E’ stato a proposito detto che polo di riferimento di questa strategia deve essere una “cultura della città” ancor prima che Città Metropolitana.
L’obiettivo primario rimane sempre quello di essere capace di produrre una politica che sappia esprimere immagini virtuali e valori attrattivi.
Dal mondo urbanistico, nella constatazione delle ragioni complessivamente politiche delle scelte delle Aree Metropolitane, viene collocato in posizione di rilievo il contesto urbano, sociale ed economico di tanta specialità da rendere opportuna una azione governativa di forte sostegno finanziario in una programmazione a lungo termine.
In tale visione si colloca il riconoscimento per le Città Metropolitane della potestà di attingere direttamente ai fondi comunitari di BEI (Banca Europea degli Investimenti) per le aree depresse nonché ai fondi FEI (Fondo Europeo Investimenti) per gli Enti Locali.
Tutto ciò premesso, per linee generali, ne consegue come non sia sufficiente che Reggio possa accreditarsi in Italia, in Europa e nel Mediterraneo per una questione, pur rilevante, di carattere storico o per la sua straordinaria posizione geografica.
Ma, per altro verso, va riconosciuto che Reggio si propone come protagonista di una evoluzione urbana, strategica e dinamica sicuramente superiore a tante altre città del Mediterraneo.
Non è un atto di superbia e nemmeno di provincialismo se sosteniamo che Reggio avviando una programmazione territoriale integrale, può ambire ad essere collocata in un ruolo di competitività con altre città del Mediterraneo, tra cui le più importanti appaiono oggi Barcellona, Valencia, Tangeri.
La preoccupazione è che sia garantita la partecipazione volontaria nel “sistema a rete” e che il contenuto di essa sia compiutamente adeguato per garantire valori irrinunciabili quali legalità, sicurezza e gestione corretta del territorio.
Occorre delineare ruoli e funzioni inedite perché sia assicurata alla città una interlocuzione funzionale nel policentrismo equilibrato dettato dallo Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo, a mezzo di una profonda incentivazione dei metodi di trasporto e di comunicazione; in tal senso qualificati urbanisti (Francesca Moraci) evocano il concetto e il conseguente rilancio di “fattori di metropolizzazione”.
Mettendo anche in campo il capitale sociale e culturale che gli è proprio ed una attenzione primaria verso il mondo accademico, occorre spingere perché Reggio diventi città creativa, capace cioè di produrre attrazione, attirare e trattenere nuove risorse in una attuazione intelligente delle c.d. politiche di prossimità, oggi attivate in situazioni consimili.
In definitiva lo sforzo maggiore dovrà essere rivolto in favore delle categorie creative che si siano dimostrate sul territorio come dotate di particolare capacità di identificazione di principi evoluti sul piano dell’azione; mettere mano all’arricchimento di nuovi sistemi idonei a muovere, a dinamizzare l’arte, la cultura, l’innovazione, la tecnologia, le economie ed i sistemi di programmazione del territorio.
Va ribadito quanto enunciato nella parte generale e cioè che una programmazione di tal genere non può risolversi nell’adozione di un mero atto amministrativo, giacché al contrario essa sollecita la attivazione di relazioni estremamente differenziate dipendenti da infinite variabili che, a loro volta, determinano spazi “a geometria variabile”.
Uno sguardo disincantato verso la nostra città consente di svelare come un ritratto parlato la sua attuale fisionomia.
E’ stata effettuato uno screening della nostra città dall’Istituto Tagliacarne (2009) sia sul versante finanziario sia in ordine ai valori ed ai disvalori raggruppati nel metodo Swot esteso all’intera Area dello Stretto.
Come è noto attraverso tale metodo  vengono esaltate Strengths, Weaknesses, Opportunities and Threats, equivalenti a punti di forza, punti di debolezza, opportunità e rischi.
Si tratta come è noto di specillare il complessivo “bagaglio di informazione” che tale analisi produce e quindi proiettare la rappresentazione delle caratteristiche degli anzidetti fattori in un futuro di medio e lungo periodo (sostenibilità ad ampio raggio).
Tra i punti di forza è stata evidenziata la eccezionale posizione geografica rappresentante un asset rilevante nella capacità di sviluppo di una nuova offerta turistica.
Ma esso deve diventare determinante nella attrazione di nuovi investimenti, nell’incrementare la capacità di esportazione e di offerta di servizi alle imprese in termini di logistica.
Accostandoci più direttamente verso l’intera Area dello Stretto si evidenzia una interessante relazione di infrastrutture importanti come il Porto di Gioia Tauro e quelli di Messina e Milazzo.
Ma occorre un potenziamento dell’aeroporto di Reggio Calabria e dei poli ferroviari di Villa San Giovanni e Messina per mettere mano ad un sistema integrato e funzionale da affidarsi ad una intelligente regia di programmazione e pianificazione.
Un ulteriore punto di forza che può attrarre nuovi investimenti è individuato nel perfezionamento di un sistema universitario che potenzialmente potrebbe offrire know-how, innovazione e capitale sociale, fattori determinanti nella scelta di nuovi investimenti.
Tale produzione culturale di alta formazione deve esprimere anche l’opportunità di una sua replicazione e capacità di trasferimento in altre aree geografiche della sponda Sud del Mediterraneo.
Ed ancora: il clima temperato adatto a diverse forme di turismo nonché l’enorme patrimonio ed artistico che l’intera Area può vantare.
La prima va sostenuta sfruttando la destagionalizzazione dei flussi turistici, puntando su un turismo “intelligente”, verso zone con un clima temperato che consentono la programmazione di forme turistiche differenziate per tutto l’anno.
Quanto al patrimonio culturale, va ribadito quanto suggerito dagli studi di settore, e cioè che le straordinarie ricchezze presenti in questa area attendono soltanto una azione coordinata di pianificazione di marketing adeguati che involgano tutta l’Area dello Stretto.
I punti di debolezza sono, purtroppo, abbastanza noti: una presenza preoccupante della criminalità organizzata nonché un fenomeno di forte concentrazione di aree caratterizzate dal degrado dell’ambiente naturale.
Su tutte le citate debolezze grava una condizione insostenibilmente deficitaria per le opportunità di accesso alle primarie vie di comunicazione; situazione che rende più difficile le opportunità di sviluppo imprenditoriale al passo con i tempi.
Per ultimo va considerata con preoccupazione l’emergere in posizione di concorrenza, di valori attrattivi, di investimento e turismo proposti da altre regioni del Mediterraneo.
A fronte di ciò da più parti si sollecita per questa nostra area geografica l’esigenza di ricercare valide alternative.
Il processo di diversificazione dovrà condurre alla creazione di nuove professionalità aventi come attività specifica il trasferimento ai partner della sponda Sud della know-how  di informazioni sistematiche.
L’obiettivo, oggi probabilmente utopistico, è quello di immaginare l’Area dello Stretto come capace di proporsi nella dimensione di “laboratorio ideale” per tentare una proposta alternativa di sviluppo che punti ad integrare saldamente l’intero Mezzogiorno nello spazio economico nazionale e mediterraneo mediante la dedizione ad attività strategiche assai rare da riscontrarsi.
Non può sfuggire la straordinaria prospettiva di raccordarsi con il traffico commerciale
attivo nel Mediterraneo anche per la crescita e le grandi comunicazioni pilotate dall’economie asiatiche.
Abbiamo anticipato come nel disegno strategico nazionale elaborato dal MIT-DICOTER (Dipartimento per il Coordinamento dello Sviluppo del Territorio) è stata prevista per questa Area una straordinaria opportunità nella individuazione di una “Piattaforma” che dovrebbe costituire la testa di ponte dell’Europa verso il Mediterraneo, agganciando funzionalmente il territorio dello snodo internazionale di Gioia Tauro con il triangolo Catania-Siracusa-Ragusa con l’inserimento in posizione di centralità dell’Area dello Stretto.
E’ evidente la possibilità di prefigurare in una visione di sistema un progetto di territorio, rivolto a sviluppare forme di plurime complementarietà fra questi luoghi.
Tale Piattaforma attestata sul corridoio trans europeo I (Berlino-Palermo) dovrebbe svolgere un ruolo primario nell’attivazione del corridoio meridiano intermodale Est-Ovest che sia capace di redistribuire flussi di risorse nonché attivatore di nuove reti e potenziatore di sistemi locali.
In tale ambito questi ultimi sistemi saranno resi idonei per una loro integrazione nelle reti intereuropee.
Accostandoci più direttamente all’area territoriale Reggio-Messina balza all’evidenza una sorta di “doppia città lineare” con una popolazione superiore a 500 mila abitanti.
Non è questa la sede per affrontare le complesse problematiche riguardanti l’intero sistema relazionale dei vari ambiti in cui si articola il territorio della provincia di Reggio assieme a quello della provincia di Messina.
Notiamo soltanto la spinta alla riduzione del rapporto di dipendenza funzionale in favore delle Città capoluogo, privilegiando la concezione di un livello superiore di Città Metropolitana, a mezzo di una riqualificazione delle periferie delle stesse ed un più concreto riconoscimento verso tutti i Comuni della istituenda Area, in un vitale progetto di governance dell’intera Città Metropolitana dello Stretto.
Indubbiamente vanno sostenute forme di integrazione e di scambio interne che rivendicano matrici identitarie, che hanno stratificato nel tempo immaginari collettivi e basi culturali comuni, nel più interessante ipertesto di beni culturali presente nel bacino del Mediterraneo.
Sinteticamente ricordiamo che sono state individuate, oltre l’ambito di Città, un altro a Nord riguardante la Piana di Gioia Tauro, ove dovrebbero svilupparsi dinamiche positive legate al ruolo del porto, nonché quella a Sud (fascia ionica) con due sotto-ambiti, e cioè l’area grecanica e quella ionica, entrambi bisognevoli di profondi interventi strutturali.
Nel contesto abbiamo più volte citato l’Area Metropolitana dello Stretto e dunque non solo quella reggina.
E’ convincimento particolarmente diffuso sia tra gli urbanisti che tra i giuristi come sarebbe assolutamente assurdo concepire la sola Città Metropolitana di Reggio, non prevedendone l’espansione nell’intera Area dello Stretto, verso la meta finale della creazione di un nuovo Ente territoriale: la Citta Metropolitana dello Stretto.
Si pensi in proposito che lo Statuto della Regione Calabria già afferma (art. 46 n. 6) che “la Regione favorisce la costituzione di Città Metropolitane” implicitamente riferendosi all’area reggina, laddove viene formulata la prospettiva di un collegamento con l’area dirimpettaia (“promuovendo necessarie intese interregionali”).
Per altro verso, parallelamente, il riconoscimento per la città di Messina dell’anzidetta dimensione qualificante va sottolineato che essa è stata espressamente collegata, nella specifica Legge Regionale siciliana, proprio con riferimento alla peculiare posizione della Città con la sua preminente proiezione verso l’Area dello Stretto.
Illustri costituzionalisti (in primis, Antonino Spadaro) hanno approfondito il tema della diversità tra i due Statuti (quello calabrese e quello siciliano) per cui ogni opportunità della costituzione dell’ “Area integrata dello Stretto” entro la quale dovrà essere istituita la Città Metropolitana dello Stretto postula il ricorso ad una Legge Costituzionale, stante la potestà legislativa esclusiva riconosciuta alla Sicilia nel proprio Statuto di regione a Statuto speciale, relativamente agli interventi in materia di Enti Locali.
Immaginare diversamente la sola Città Metropolitana di Reggio significa mettere mano ad un progetto monco sicuramente inidoneo a realizzare le finalità opportunamente approfondite in ambiti culturali internazionali ed in parte inalveate in processi normativi europei.
Il discorso per la definitiva attivazione di questi principi sicuramente è lungo e complesso; ma occorre pensare a questa Area territoriale svincolandosi da atteggiamenti ispirati a cultura di conservazione o a letture localistiche riduttivamente concernenti singoli territori, sicuramente improduttive di risorse e senza dignitose prospettive.
Il capitale sociale reggino e quello messinese, il sistema universitario (tra cui dovrà essere convenientemente sostenuta l’Università per Stranieri di Reggio Calabria), una classe dirigente, governativa e burocratica, altamente qualificata, un rafforzato rapporto di fiducia nella lettura di una storia che ci insegue incessantemente e ci impegna quotidianamente sono fattori capaci di sostenere una progettazione politico culturale dell’Area in questione, capace di proiettare i propri interessi verso l’Europa nel suo complessivo sviluppo economico e umano, con la fondata ambizione di ricollegarla, attraverso questo punto nodale, alle future sorti delle genti del Mediterraneo.
E’ stato detto che Città Metropolitana non è un punto di arrivo, bensì una sfida.
Siamo costretti ad affrontarla per evitare che le generazioni future ci contestino un irresponsabile atteggiamento di timidezza, equivalente ad una insostenibile scelta rinunciataria.

 

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