di Domenico Grillone – La sanitaria Sant’Elia riaprirà il 15 Marzo. In un modo o nell’altro riaprirà. E lo farà, prima volta in assoluto per un imprenditore che ha denunciato, in un bene confiscato alla ndrangheta, cioè a quelle stesse persone che hanno appiccato il fuoco al deposito di Tiberio Bentivoglio. Ed al centro della città. Questo è il primo messaggio che la città lancia alla ndrangheta. Il secondo è più di pancia, un sentimento peraltro comune alla stragrande maggioranza dei reggini, ma altrettanto efficace. “Se voi siete qui stasera, e siete in tanti, è perché vi siete rotti le palle di questo schifo. La maggioranza della città è questa, non quella di quei pochi vigliacchi che nella notte continuano a fare di queste cose”. Senza filtro le poche ma incisive dichiarazioni del sindaco Giuseppe Falcomatà, accanto la saracinesca annerita del deposito dato alle fiamme da una ‘ndrangheta che mal digerisce chi alza la testa e si ribella. “Potete distruggere cento volte, centouno volte noi ricostruiamo”, aggiunge il primo cittadino, visibilmente amareggiato dell’ennesimo atto di violenza che colpisce chi sta già pagando duramente le conseguenze di una storia che ebbe inizio con la denuncia dei propri estorsori. Tiberio Bentivoglio non ce l’ha fatta ad essere presente, ad abbracciare centinaia di persone giunte da diversi luoghi per dimostragli concreta solidarietà. Si, perché è giunto il momento di pensare alle cose concrete, come ha spiegato Mimmo Nasone di Libera.
A quella antimafia della gente comune, capace di mettere mani al portafoglio e di donare qualcosa, anche una moneta per dare una mano a chi ha denunciato per il gusto della libertà, un gusto che Bentivoglio sta pagando adesso ad un prezzo esagerato. Gente, quella accorsa per dare il proprio segno di solidarietà, assieme a diversi rappresentanti delle istituzioni e della politica, capace di raccogliere in poco più di un’ora circa 2mila e 600euro, che andranno ad aggiungersi ai circa ventimila euro raccolti dal comitato, nato già da qualche tempo proprio per dare una mano all’imprenditore. Bentivoglio non c’è, è comprensibile. Dapprima ammutolito, è rimasto molto amareggiato e scosso per quanto successo. Ma lascia un messaggio, scritto di suo pugno, direttamente nelle mani di don Ennio Stamile, coordinatore regionale di Libera. “Il negozio riaprirà, il pomeriggio del 15 marzo, alla presenza di don Luigi Ciotti. Continueremo a piantare semi, ancora ed ancora “. Adesso occorre la solidarietà, quella vera, della gente. Serve arrivare alla cifra di circa 40mila euro, per terminare le rifiniture del nuovo locale per il quale Bentivoglio paga un affitto, e ricomprare la merce, quella appena bruciata, per circa 10, 15 mila euro. Tante e diverse sono le iniziative delle tante associazioni presenti al momento di solidarietà, e che alla fine confluiranno per contribuire alla rinascita della Sanitaria sant’Elia. Per dimostrare con i fatti, e non solo con le parole, la volontà a contribuire affinché questa città cambi. In meglio e senza ndrangheta. “Lo inaugureremo prima di Pasqua – aggiunge Mimmo Nasone riferendosi al nuovo negozio della Sanitaria Sant’Elia – è un impegno e lo faremo grazie anche alla vostra disponibilità a non dare solidarietà parolaia ma a mettere mano al cuore, al cervello ed alla tasca, come ci ha insegnato don Italo Calabrò”. Niente chiacchiere, quindi, ma stare vicino a chi fa fatica. “Queste saracinesche annerite devono suonare come uno schiaffo per tutti quei reggini che ancora dormono, anche per una mentalità che fa comodo ai mafiosi, al silenzio della gente che sta a guardare, che non si espone”. “Se Tiberio dovesse decidere di arrendersi – ammonisce Nasone – avremmo perso tutti”. Ma è solo un momento. “Tiberio non è solo, la battaglia continua, noi non facciamo un passo indietro. La nostra scelta accanto a Tiberio significa fare un investimento per la libertà”.


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