La biodiversità è un patrimonio universale da conoscere e salvaguardare, poiché è sinonimo di ricchezza, di varietà, della coesistenza di svariate forme di vita, tutte utili reciprocamente e selezionate nel corso dei millenni. Il Parco Nazionale d’Aspromonte ha, tra i suoi obiettivi principali, proprio la salvaguardia ambientale dei territori, della flora e della fauna della montagna aspromontana che presenta una grande varietà di specie vegetali e animali e gode di particolari condizioni climatiche che favoriscono un ambiente ricco di biodiversità. Tantissime, nel corso del 2015, le attività messe in campo per tutelare questo patrimonio da parte dell’Ente, grazie all’impegno continuo del Presidente Giuseppe Bombino, del Direttore Tommaso Tedesco e del Responsabile Servizio Biodiversità, Antonino Siclari.
Al centro delle attenzioni soprattutto il Capriolo Italico, il Lupo, l’Aquila reale, il Gufo Reale, i grandi rapaci e l’Ululone Appenninico.
Riguardo al Capriolo Italico è stata avviata la sperimentazione di tecniche di monitoraggio e conseguente censimento di questa specie reintrodotta all’interno del Parco tra il 2009 e il 2011 con 75 esemplari geneticamente certificati provenienti dalla Toscana.Il coordinamento delle attività di censimento è stato effettuato dal dott. Antonino Siclari Responsabile del servizio tecnico e per la biodiversità dell’Ente Parco e da Sandro Nicoloso tecnico responsabile per conto di DREAm Italia. I due tecnici unitamente alla dott.ssa Lilia Orlandi della DREAm hanno seguito e diretto sin dal lontano 2003 tutte le azioni propedeutiche alla reintroduzione di questo piccolo ungulato. Sono stati individuati due femmine adulte ed un maschio adulto, il risultato del conteggio, ancora in fase di analisi, non permette, in questa fase iniziale, di fornire dati di consistenza della specie in tutta l’area protetta, ma il risultato è stato ottimo sotto molteplici aspetti. Oltre 50 volontari hanno effettuato battute campione nelle aree dove i dati preliminari segnalavano la presenza di caprioli: raspate in terra e arbusti scortecciati, segni inequivocabili della presenza certa di caprioli durante la stagione riproduttiva della specie. I volontari appartengono in prevalenza al mondo venatorio, che sin dalle prime fase del progetto, ha rappresentato un tassello fondamentale dell’iniziativa voluta dall’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte. I cacciatori, in questi anni, hanno seguito corsi di formazione specifici, hanno partecipato alle sessioni di cattura in Toscana e, elemento fondamentale, hanno garantito il rispetto della specie anche fuori dai confini dell’area protetta. Intensa l’ attività di monitoraggio su tre grandi predatori dell’Aspromonte: Lupo, Aquila reale e Gufo Reale.
Per il Lupo sono stati utilizzati i tre sistemi standard inseriti nel protocollo operativo condiviso dai Parchi Nazionali partner del progetto “Convivere con il lupo: conoscere per preservare”: wolfHowling, fototrappolaggio e geneticanon invasiva”. I risultati attuali confermano la presenza del mammifero predatore per eccellenza nei nostri boschi. Il parco comunque non si limita solo allo studio sulla specie ma ha già avviato l’analisi delle forme di mitigazione del contrasto sociale che la predazione ad armenti provoca con il mondo della pastorizia, attività che prenderanno l’avvio nel prossimo 2016.
In collaborazione con Federparchi, è stato avviato il primo studio sulla presenza e distribuzione dell’Aquila reale, rapace stanziale dalle grandi dimensioni, che sorvola maestoso i cieli dell’Aspromonte. Lo studio è rivolto in modo particolare alla verifica del numero esatto di coppie presenti sul territorio, all’analisi dei fattori di disturbo antropico e alla valutazione delle azioni di miglioramento ambientale necessarie a ricreare quelle condizioni di habitat utili al suo mantenimento e perché no ad una sua espansione numerica. Ad esempio sempre più povere e ridotte risultano essere le sostanze trofiche naturali e le aree di caccia ormai sempre più ricoperte da boschi artificiali o incolti arbustati dovuti all’abbandono delle montagne da parte di pastori e agricoltori.
Il Gufo reale, rapace notturno, risulta presente all’interno del territorio protetto e per questo motivo l’Ente sempre in collaborazione con FEDERPARCHI ha avviato il primo studio sul “Bubo Bubo” (gufo reale) in Aspromonte. Lo studio oltre ad analizzare la sua presenza (ad oggi non sono stati mai fatti studi nella provincia di Reggio Calabria su questa specie), ha l’intento di analizzare anche le cause antropiche che possono limitarne la presenza tra cui la presenza di linee elettriche a media tensione, infatti, questa specie non avendo predatori ha tra le cause principali di morte l’elettrocuzione. I primi risultati sono veramente confortanti.
Riguardo all’avifauna forestale, è in corso lo studio sulla componente ornitica che popola i boschi dell’Aspromonte. Lo studio ha lo scopo di utilizzare la componente ornitica come bioindicatore sulla corretta gestione di boschi e foreste, iniziato nel mese di dicembre per la fauna svenante proseguirà in primavera estate per fauna nidificante ed estivante, il metodo è quello del censimento con transetti. I dati verranno raccolti secondo le modalita’ del distancesampling(Buckland et al., 2001), una tecnica di rilevamento ormai largamente utilizzata da progetti nazionali (Atlante nidificanti/svernanti di Ornitho.it) ed internazionali (Harris et al., 2015) per stimare dimensioni e densità delle popolazioni (Thomas et al., 2010).
Ma anche quest’anno l’Aspromonte si è confermato straordinario “bottleneck” del Mediterraneo per la migrazione post-riproduttiva dei rapaci tra Italia e Africa, rientrando tra i cinque siti di maggiore importanza in Europa e nei 100 siti più importanti a livello mondiale. Dal 2011 l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte effettua il monitoraggio della migrazione dei grandi rapaci e dal 2014 ha avviato, in collaborazione con altri parchi nazionali, l’azione di sistema: “Rete euromediterranea per il monitoraggio, la conservazione e la fruizione dell’avifauna migratoria e dei luoghi essenziali alla migrazione”. La stagione di monitoraggio 2015 svoltasi fino al 9 ottobre scorso per un totale di 60 giornate di osservazione, coordinata dal responsabile servizio Biodiversità dell’Ente Parco Antonino Siclari e dal Coordinatore del progetto, Luca Pelle, ha confermato l’alta valenza delle caratteristiche orografiche, ambientali e meteorologiche della montagna aspromontana, capace di identificarsi quale meta di passaggio privilegiata per i migratori post-riproduzione. I conteggi relativi agli avvistamenti sono stati effettuati, in contemporanea, dalle tre stazioni di osservazione disposte sul versante tirrenico dell’Aspromonte: il dato finale è di complessivi 36.348 tra rapaci e cicogne osservati, di cui 7.063 dalla postazione più vicina alla costa, 23.429 dalla postazione centrale e 5.856 dalla postazione più in quota. Ventuno (21) le specie osservate oltre a cicogna bianca e cicogna nera, tra le quali le più abbondanti come per le precedenti annate risultano essere il falco pecchiaiolo Pernis apivorus (22.048 ind.), il falco di palude Circus aeruginosus (5.146 ind.) e il nibbio bruno Milvus migrans (3.907 ind.).
Interessante l’osservazione di un capovaccaio Neophron percnopterus adulto che ha intrapreso la traversata dello Stretto seguito, a breve distanza, dal giovane dell’anno. Numerose le specie di passeriformi migratori osservate con flussi anche di centinaia di individui. In più occasioni e da più osservatori è stato segnalato il “picchio nero”, il “ciuffolotto” e “l’averla cenerina” specie rare ma il cui passaggio testimonia l’importanza dell’attività di monitoraggio svolta in Aspromonte in tema di tutela della biodiversità. Quest’anno, per la prima volta ed in forma unica, per rendere pubblica ed accessibile a tutti l’attività di monitoraggio, l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte ha aggiornato in tempo sul sito internet ufficiale, i dati quotidiani relativi agli avvistamenti dalle tre “stazioni”. Infine l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte ha avviato azioni dirette alla tutela dell’ululone appenninico (Bombinapachypus), anfibio endemico dell’Italia peninsulare, la cui presenza è ristretta alla catena appenninica, dalla Liguria fino all’Aspromonte. Il Parco Nazionale dell’Aspromonte, attraverso le indicazioni del Direttore Tommaso Tedesco e l’impegno del Servizio Tecnico e per la Biodiversità guidato dal dott. Antonino Siclari, unitamente al Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia, ha avviato, nel corso di quest’anno, un’attività di indagine e di campionamento della popolazione presente all’interno del Parco e nelle aree limitrofe. Dai primi rilievi emerge una situazione confortante in relazione al numero di siti, di presenza e consistenza numerica delle popolazioni individuate. Seguendo il protocollo prestabilito, si sta procedendo al prelievo di campioni biologici per la successiva analisi di laboratorio sulla presenza del chitridiomicete patogeno Batrachochytriumdendrobatidis, al fine di verificare la risposta biologica dell’ululone aspromontano al suddetto patogeno, considerato causa della drastica diminuzione numerica della specie nel resto d’Italia. I dati positivi, sino ad ora acquisiti, hanno spinto i due partner istituzionali a prevedere un ampliamento delle attività di indagine sulle popolazioni, presumibilmente le uniche demograficamente stabili per questa specie. Si è deciso di intervenire con un articolato piano di ricerca finalizzato alla conservazione della specie, da svolgersi presso l’area del Parco Nazionale d’Aspromonte, ed organizzato in quattro fasi: monitoraggio ed aggiornamento delle conoscenze sui siti riproduttivi; studio della struttura genetica dei popolamenti del Parco ed identificazione della composizione ottimale degli stock di riproduttori per successivi interventi di reintroduzione; valutazione dei parametri immunologici e del microbioma epidermico nelle interazioni ospite-patogeno; allestimento di un centro pilota per azioni di conservazione ex-situ. A conclusione delle quattro fasi di lavoro previste, saranno dunque disponibili tutte le informazioni necessarie a predisporre tempestivi ed efficaci interventi di conservazione attiva, anzitutto per le popolazioni residenti nell’area di studio, ma a tutto vantaggio di popolazioni residenti anche in altre porzioni dell’areale. Al fine di verificare la fattibilità dell’allevamento ex situ, l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte ha previsto la realizzazione di un’area presso l’Osservatorio della Biodiversità di Cucullaro, ove saranno costruite 4 pozze artificiali in cui allevare i primi soggetti in via sperimentale.






