di Anna Foti – Era il 12 dicembre di vent’anni fa, quando alle ore 19 Natale De Grazia, capitano di Corvetta ed elemento di spicco del pool ecomafie della Procura di Reggio Calabria, collaboratore del procuratore Franco Neri che indagò sulle presunte navi dei veleni e sui presunti traffici di rifiuti pericolosi nei mari calabresi, lasciava la sua casa e la sua famiglia per partire. Un viaggio strano, in macchina, con il maltempo, per arrivare fino alla Spezia e interrogare, sentire, raccogliere elementi sul presunto spiaggiamento della Jolly Rosso ad Amantea (CS), forse collegato all’affondamento della Rigel a Capo Spartivento (RC) il 21 settembre 1987, partita dalla vicina Massa Carrara poco più di dieci giorni prima dell’affondamento in Calabria. Per questa vicenda esiste una sentenza passata in giudicato che, nonostante l’ipotesi di affondamento doloso della Rigel in Calabria, accerta solo la truffa assicurativa. La condanna per truffa fu emessa in primo grado dal tribunale della Spezia nel 1995, poi confermata dalla Corte di Appello di Genova nel 1999 e resa definitiva in Cassazione nel maggio 2001.
Il relitto tuttavia non fu mai trovato, o forse dovremmo dire mai realmente cercato. Inoltre il capitano De Grazia avrebbe dovuto effettuare dei rilievi sul vascello Latvya (legata all’ex Kgb russo) ormeggiata per qualche mese al porto spezzino e sospettata di trasportare mercurio rosso radioattivo. Avrebbe dovuto, altresì, acquisire i piani di carico di 180 navi sospette. L’inchiesta giudiziaria reggina, infatti, aveva nel proprio specchio di indagine lo spiaggiamento a Formiciche di Amantea della Jolly Rosso su cui aveva già indagato per anni anche il procuratore paolano Francesco Greco. Indagine che sarebbe stata archiviata anche nel 2009 dal Tribunale di Paola, nella parte che riguardava la contaminazione dell’area relativa allo spiaggiamento, mentre quelle sul disastro ambientale nel torrente Oliva sarebbero proseguite. Dunque un’indagine complessa che, in realtà, ha alimentato diversi filoni nell’ultimo decennio. Ma a Reggio Calabria quelle indagini non proseguirono.
Il capitolo potrebbe essere chiuso, nonostante i misteri e le contraddizioni. Archiviato lo scorso maggio anche il filone ligure. Dinnanzi al Gip spezzino pendeva la richiesta di archiviazione dell’indagine sulle navi dei veleni avanzata dalla procura, cui Legambiente si era opposta ma senza successo. Il procedimento era legato ad un esposto che Legambiente, rappresentata dall’avvocato Valentina Antonini, aveva presentato nel 2009 nel tentativo di estendere le ipotesi di reato da accertare anche a quella di disastro ambientale. Tutto è finito invece, in un vicolo cieco, nel maggio scorso. Secondo il giudice spezzino, nessuna novità era stata introdotta nel panorama nonostante l’avvocato Antonini, avesse prodotto anche documentazione desecretata lo scorso anno, su impulso della presidente della Camera Laura Boldrini al momento della celebrazione del ventennale, ancora senza verità, dell’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin avvenuto in Somalia il 20 marzo del 1994. Si trattava di elementi ritenuti dagli ambientalisti strategici per il ruolo della città spezzina nelle rotte dei veleni. Nessun nuovo procedimento dunque e nessuna prospettiva di riaprire anche il fascicolo relativo all’imbarcazione Rigel, affondata a largo di Capo Spartivento del settembre del 1987 e sulla quale indagava anche il capitano reggino Natale De Grazia.
Natale De Grazia morì il giorno dopo la partenza, il 13 dicembre 1995. Aveva 39 anni. Dopo cinque anni, nel 2000, quelle stesse indagini reggine si sarebbero interrotte con un’archiviazione e nessun esito ci sarebbe stato. Quell’improvviso arresto cardio – circolatorio, non ha avuto cause naturali; per accertare questo si dovettero attendere 18 anni. Nel corso del 2013, infatti, nuovi elementi furono introdotti dal presidente della commissione Ecomafie, Gaetano Pecorella, nell’anticipare le conclusioni della relazione della stessa commissione sulle Navi dei Veleni, commentando l’approvazione della relazione da parte della stessa commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dello smaltimento dei Rifiuti.“Per esclusione di altre cause sulla morte del capitano Natale De Grazia, l’unica causa possibile con gli elementi medico-legali è la causa tossica”.
Il capitano Natale De Grazia, di origini reggine, è stato insignito nel gennaio del 2014 della cittadinanza onoraria alla memoria del comune della Spezia, in occasione di un consiglio comunale straordinario alla presenza dei familiari, la moglie Anna Vespia ed i figli Giovanni e Roberto. La pergamena fu consegnata dal sindaco Massimo Federici e dalla presidente del Consiglio Comunale, Laura Cremolini. Reggino, con il mare che gli scorreva nel sangue, da un anno è cittadino onorario alla memoria di un’altra città di mare La Spezia dove, partito il 12 dicembre 1995, purtroppo non è mai arrivato.






