Il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Reggio Calabria, avv. Agostino Siviglia, quale delegato del Tavolo Tematico N. 16 degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale, ha preso parte alla delegazione ministeriale italiana che nei giorni scorsi ha visitato gli istituti penitenziari della Catalogna e della Spagna, rispettivamente, di Lledoners e Brians II, l’Agenzia catalana per il lavoro penitenziario CIRE (Centre d’Iniciatives par a la Reinserciò) e gli istituti penitenziari di Madrid della Unidad de madres Jaime Garralda del Centro de insercion social Victoria Kent di Madrid e del Centro penitenciario Madrid VII di Estremera.
Le visite di studio, come quella in Catalogna e Spagna, in alcune delle realtà penitenziarie europee più avanzate, nel quadro del PON-Governance 2007-2013, rientrano nell’intenso lavoro di gruppo dei 18 tavoli tematici degli Stati Generali dell’esecuzione penale, attualmente, impegnati nella complessa opera di riforma della legislazione e dell’organizzazione del sistema penitenziario italiano, secondo un percorso voluto dal Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che dopo sei mesi (siamo giunti oramai alla fase conclusiva) di ampio e approfondito confronto fra tutti coloro che interagiscono a diverso titolo con le problematiche della detenzione e più in generale con la società più vasta, nelle intenzioni del Ministro, dovrà portare concretamente a definire un nuovo modello di esecuzione penale e una migliore fisionomia del carcere, più dignitosa per chi vi lavora e per chi vi è ristretto, “non solo per una questione di dignità e di diritti ma anche perché ogni detenuto recuperato alla legalità significa maggiore sicurezza per l’intera comunità”, sostiene il Guardasigilli.
“Tutto ciò di cui sono privati i detenuti è della libertà. Il resto è salvaguardato. Tutti i diritti fondamentali dell’individuo sono garantiti”.
Più o meno letteralmente, sono queste alcune delle parole che ha usato Pere Soler, Direttore generale dei Servizi Penitenziari della Catalogna, nel saluto di benvenuto alla delegazione ministeriale italiana.
In Catalogna e Spagna, nei fatti, la delegazione italiana (composta da un delegato per ogni diverso tavolo tematico: dall’architettura penitenziaria agli ostacoli normativi alla individualizzazione del trattamento penitenziario – rappresentato proprio dal Garante reggino – fino al lavoro in carcere ed al reinserimento socio-lavorativo etc.), ha potuto constatare direttamente quelle prassi che, oramai consolidate negli anni, sono riconosciute a livello internazionale come un modello significativamente apprezzabile, specie, in tema di architettura penitenziaria e di trattamento rieducativo dei detenuti, con primario riguardo al tema del lavoro, intra ed extra murario, ed al consequenziale reinserimento nella società, con positivi riscontri sul delicatissimo versante della recidiva delittuosa.
In tal senso, in particolare si segnala la realizzazione del “Piano Penitenziario” che in Spagna, a partire dal 1991, ha portato alla costruzione del cosiddetto “Centro Tipo”, vale a dire di una struttura carceraria “modello” che è stata replicata-clonata, sostanzialmente, in tutto il Paese, Catalogna compresa, e che prevede in pratica la costruzione di edifici penitenziari da parte di privati con il sistema del project financing, ossia la realizzazione di opere pubbliche senza oneri finanziari per la pubblica amministrazione che, nel caso spagnolo, pagando un affitto all’azienda privata, in trent’anni, riscatta la proprietà.
Il “Centro Tipo” è costituito da autonomi moduli detentivi che variano, rispetto al numero dei moduli detentivi (8 moduli a Lledonersad – Catalogna – 20 moduli a Madrid VII di Estremera-Spagna), per un totale di detenuti che va da poco meno di 1000 a poco più di 2000.
I detenuti sono assegnati ai diversi moduli a seconda della tipologia di reati: tossicodipendenti; autori di reati violenti; autori di reati contro la salute pubblica; autori di reati contro il patrimonio etc.
In sostanza è come avere otto o venti diverse prigioni in un unico Centro Penitenziario.
I risultati in termini di recidiva del reato sembrano davvero molto apprezzabili e, in base agli ultimi dati forniti, in specie, delle autorità catalane, ci sarebbe una percentuale di recidiva del 30% della popolazione ex-detenuta, con un conseguente 70% di ex-detenuti che, almeno negli anni immediatamente successivi alla fuoriuscita dal carcere, non torna più a delinquere.
L’altra significativa esperienza da menzionare è senz’altro quella della Catalogna e del “suo” CIRE (Centre d’Iniciatives par a la Reinserciò), che risulta essere un modello di successo riconosciuto a livello internazionale ed il cui scopo è di soddisfare il diritto al lavoro dei detenuti delle carceri
della Catalogna e facilitarne il reinserimento nella società.
Il CIRE, è un ente pubblico di diritto privato che dipende dal Dipartimento di Giustizia del Governo della Catalogna ed è stato istituito con una autonoma legge catalana. Il Dipartimento di Giustizia catalano ha affidato al CIRE la reintegrazione sociale e lavorativa dei detenuti che stanno scontando una condanna e l’agenzia offre servizi di formazione professionale ed organizza attività produttive retribuite in carcere. Tali funzioni sono svolte mediante rapporti di tipo commerciale e nel quadro della Responsabilità Sociale di Impresa con oltre 150 aziende.
Il CIRE può offrire, inoltre, soluzioni di outsourcing (esternalizzazione) che evitino la delocalizzazione dell’industria, stimolando in particolare il rientro in patria delle industrie catalane mediante accordi che consentono a queste l’impiego di forza lavoro proveniente dalle carceri con un minor costo rispetto al mercato esterno.
Infine, l’agenzia svolge anche un’intensa attività internazionale nazionale nel presidio e nella costruzione di reti di conoscenza e scambio di esperienze. Partecipa, infatti, e realizza progetti a livello europeo, regionale o nazionale e si occupa di diffondere e trasferire a livello internazionale l’esperienza di re-integrazione catalana quale modello di successo.
Il senso concreto di queste esperienze di studio, analisi e comparazione legislativa ed organizzativa dei sistemi penitenziari europei più avanzati ci sprona, per un verso, a tentare risolutamente di fare di più e meglio nel nostro paese per conformare la nostra realtà esecutiva penale alle migliori prassi realizzate e riconosciute a livello internazionale, per altro verso, tuttavia, conferma l’assoluta pregevolezza di un ordinamento penitenziario, quello italiano, e soprattutto di una Costituzione Repubblicana, la nostra, che, probabilmente, è davvero “la più bella del mondo”, ed alla quale dunque non resta altro che conformarsi, applicandola concretamente, anche e soprattutto sul versante del recupero e del reinserimento sociale di chi ha pagato il suo conto con la giustizia ed ora, in base alla Giustizia, aspira a riscattare liberamente la propria esistenza.





