Sei anni di carcere e 3 mila euro di multa. È questa la pena invocata dal pm antimafia Luca Miceli nei confronti di Carmelo Ciccone, il legale rappresentante della “Ra.Di srl”, società che aveva partecipato in avvalimento della S.p.A. “Piana Ambiente” alla gara indetta dal Comune di San Ferdinando per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Per l’accusa ci sono tutti gli elementi che comproverebbero l’estorsione, aggravata dalle modalità mafiose, che Ciccone avrebbe perpetrato nei confronti di Saverio Zoccoli, l’amministratore delegato della “Zetaemme”, un’altra società impegnata nella gestione dei rifiuti. L’imprenditore infatti, avrebbe ricevuto pressioni per ritirarsi della gara d’appalto per la gestione dei rifiuti urbani del Comune di San Ferdinando. Per gli altri due imputati, ossia Carmelo Arena e Diego Ferrara, accusati di rivelazione colposa del segreto d’ufficio, il pm Miceli ha chiesto al Tribunale di Palmi, presieduto da Carlo Indellicati, una condanna a 6 mesi di carcere. Per la quarta imputata, Silvana Monteleone, moglie di Ciccione, la Dda ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di rivelazione del segreto. L’indagine “Casa Nostra” è stata condotta dai Carabinieri reggini ed in particolari da quelli appartenenti al nucleo ecologico impegnati a monitorare la gestione dei rifiuti nella discarica di Casignana. “Seguendo” le conversazioni di Zoccoli avrebbero registrato in diretta la richiesta estorsiva perpetrata presumibilmente da Ciccone. L’udienza è stata aggiornata al 6 ottobre per l’intervento dei difensori.
Angela Panzera





