La Procura di Castrovillari ha bocciato i progetti per la messa in sicurezza del viadotto Italia, sequestrato il 2 marzo, dopo il crollo di una campata della corsia Sud, che ha causato la morte di un operaio addetto ai lavori di demolizione. Sono stati rispediti al mittente, dunque agli ingegneri di Italsarc che la scorsa settimana avevano presentato ai magistrati di Castrovillari il piano di messa in sicurezza perché fosse vistato dai periti nominati dalla Procura. Daoggi, i tecnici del contraente generale e di Anas avranno al massimo altri 7 giorni per modificare gli elaborati proposti in base alle osservazioni, le integrazioni e i chiarimenti avanzati dai ctu dell’ufficio di Procura.
Intanto, sulle sorti del macrolotto e sull’intera vicenda, scrive, tra gli altri, la Cgil in una nota puntando il dito verso la politica, che sarebbe troppo ferma rispetto alla crisi che il crollo ha provocato. “La Cgil Calabria e la Camera del Lavoro Pollino Sibaritide Tirreno – si legge nella nota congiunta – sono fortemente preoccupate per la sottovalutazione che il Governo nazionale, regionale e provinciale stanno dimostrando sull’intera vicenda che riguarda la chiusura del tratto dell’autostrada A3 Laino-Mormanno a seguito del crollo della campata del viadotto Italia e che ha causato la morte del giovane lavoratore Adrian Miholca”.
La Cgil auspica che il lavoro della magistratura possa fare chiarezza ed accertare tutte le responsabilità sul tragico incidente.
“In merito ai tempi che si stanno determinando – si legge ancora nel comunicato – e che rispettiamo, perché tutte le attività della magistratura possano garantire gli interventi necessari alla messa in sicurezza del viadotto, riscontriamo gravi ritardi delle governo nazionale e regionale nel dare risposte certe ai Calabresi per una necessaria viabilità alternativa che oggi è inesistente”.
La problematica più volte sollecitata dalle organizzazioni sindacali, dai Sindaci, dalle associazioni di categoria con interventi e manifestazioni, “rischia – aggiungono – di acutizzarsi se da subito non si interviene con misure immediate ed intervenendo sulle strade alternative, utilizzando tutti gli strumenti, decreti ed ordinanze straordinarie, per come più volte richiesto nelle scorse settimane”.
Serve, dunque, passare dalle parole a fatti ed atti concreti. “Ci meravigliamo – concludono – come il Governo Nazionale non abbia inteso fare un punto specifico in loco con la Regione, la Provincia, e le amministrazioni interessate per affrontare seriamente la questione. Così come non comprendiamo l’assoluto disinteresse ed estraneità della Provincia di Cosenza sulla vicenda, nonostante abbia strade provinciali che potrebbero essere di interesse generale per la viabilità alternativa. Purtroppo dobbiamo ribadire ancora una volta che la Calabria, da figlia prediletta e madre di tutte le battaglie, sia diventata figlia di un dio minore”.





