di Grazia Candido – “La storia non si cancella. Ciao Boldri”. Non hanno mandato giù le esternazioni della Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini sull’abolizione dei monumenti fascisti in Italia e la cancellazione dall’obelisco al Foro Italico di Roma della scritta “Mussolini dux”, i militanti di destra di Reggio che hanno appeso uno striscione all’Arengario di Piazza del Popolo manifestando tra la notte del 24 e il 25, il loro pieno dissenso. In quella stessa piazza dove il 31 marzo del 1939 Benito Mussolini dal balcone della Casa del Fascio, al tempo centro politico, culturale e sociale reggino, oggi sede della sezione staccata del Tar della Calabria al termine del suo viaggio nella Regione, pronunciò un accorato discorso alla popolazione accalcata nella principale agorà della città. E anche se la presidente della Camera ha più volte ribadito di non aver mai affermato di voler abbattere i monumenti eretti nell’epoca fascista bensì di voler “solo togliere dalla colonna al Foro Italico la scritta Dux” accogliendo così la proposta di un anziano partigiano durante la cerimonia in aula a Montecitorio per ricordare il 70esimo anniversario della Resistenza, si è innescata una polemica molto forte non solo nella Capitale ma in tutto il Paese. Tant’è che, anche in riva allo Stretto, ignoti sostenitori del fascio hanno scelto di unirsi a quel coro di voci critiche che si sta facendo via via sempre più forte. Probabilmente, chi ha appeso lo striscione voleva informare chi sta al Governo che la storia è fatta dagli uomini e non si può dimenticare né cancellare. Ma anche che una generazione che ignora la storia non ha passato né futuro.






