di Stefano Perri – ”L’omofobia qui non c’entra nulla. Non c’è stata nessuna aggressione. Solo un litigio, peraltro è stata prima Fabiana ad alzare le mani”. Rompe il silenzio il ragazzo protagonista dell’episodio denunciato la scorsa settimana da Fabiana, la reggina che si è rivolta alla Polizia raccontando di essere stata vittima di un’aggressione omofoba all’interno di un locale del centro a Reggio Calabria.
Il ”presunto aggressore” ha preferito non rendere nota la sua identità. ”Sono una persona tranquilla – spiega a Strill.it – non ho mai avuto problemi e non voglio averne”. Ma ci tiene a raccontare la sua versione dei fatti. Versione, peraltro – come lui stesso dichiara – che può essere comprovata dal racconto di decine di testimoni.
”Stavo ballando all’interno del locale – racconta – quando ho visto passare questa persona mi sono rivolto al mio amico, a fianco a me, chiedendogli se secondo lui fosse si trattasse di un transessuale. Lei probabilmente ha sentito le mie parole ed ha reagito tirandomi uno schiaffo. Io ho cercato di allontanarla e mi ha spinto nuovamente facendomi cadere su una sedia. A quel punto, si, le ho dato un calcio, ma è stata solo una legittima difesa”. Secondo il racconto del giovane dunque nessuna ”aggressione omofoba”. ”Non mi sono permesso di insultarla – spiega ancora – per quanto mi riguarda definirla trans non è certo un ingiuria. Se per lei lo è sono problemi suoi”.
La ”buona fede”, peraltro, sarebbe comprovata dal fatto che – come spiega lui stesso – ”quando lei ha chiamato la polizia io non sono affatto scappato. Anzi mi sono fermato sul posto raccontando agli agenti tutto ciò che era avvenuto e fornendo loro i miei documenti. Non avevo proprio nulla da nascondere”.
Dunque nessun episodio di omofobia? ”Io non so che esperienze ha avuto lei. Ma certamente nel mio caso non lo è. A me non importa se lei è uomo, donna o extraterrestre. Io ho semplicemente reagito dopo che mi aveva colpito. Il problema è che spesso in questi casi si solleva un grande clamore mediatico. In questa occasione lei ha denunciato l’accaduto e tutti le hanno dato ascolto, senza preoccuparsi di sentire la mia versione. Proprio per questo ho deciso di parlare. Perchè tacere significava legittimare il suo racconto. E non mi andava, assolutamente”.
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