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‘Ndrangheta a Perugia, operazione ‘Quarto Passo’: il ruolo di Paletta e degli altri promotori

11 Dicembre 2014
in CALABRIA, CITTA, Cosenza, Crotone, In evidenza
Tempo di lettura: 3 minuti
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Operazione Perugia Quarto Passo 2

Minacce di morte, estorsione, violenza, sfruttamento della prostituzione, tutto aggravato dal metodo mafioso. E’ chiara l’ordinanza del Gip di Perugia Alberto Avenoso, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare che oggi ha portato all’arresto di 61 persone, ed è soprattutto esplicita quanto parlando di Cataldo Ceravolo, Salvatore Facente, Mario Campiso e Natalino Paletta, accusati d’avere “funzioni di promotori ed organizzatori” dell’associazione di tipo mafioso, operante su Perugia “ed in collegamento con la cosca ‘ndranghetista Farao- Marincola di Cirò e Cirò Marina”, che viene loro contestata.

“L’associazione di tipo ‘ndranghetista stanziatasi in Perugia – scrive il Gip – non può, semplicisticamente essere definita come un’articolazione periferica della struttura criminale calabrese sorta e radicata nel territorio d’origine, ma si configura invece come un’autonoma associazione composta da soggetti residenti in Umbria da oltre un decennio” che “pur avvalendosi dei metodi tipici delle associazioni di tipo mafioso e chiaramente conservando gli originari rapporti di parentela e contiguità con soggetti operanti nella regione di provenienza, operano autonomamente ed in via esclusiva in Umbria”.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Paletta e gli altri operavano sul territorio umbro “conservando sempre un “basso profilo” criminale, al fine di non attirare sull’organizzazione l’attenzione delle forze dell’ordine in un territorio, quale quello umbro, a torto ancora ritenuto da taluni “isola felice” ed invece in via di progressiva ‘mafizzazione'”.

Paletta, Facente, Ceravolo e Campiso, ma anche altri soggetti “con funzioni di partecipe”, agivano “al fine di commettere una serie indeterminata di delitti di usura, estorsione (anche mediante incendio di attività commerciali e beni privati), truffa e furto aggravati […] nonché di acquisire in modo diretto (mediante violenza e/o minaccia) o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche (come meglio specificato nei successivi capi) e di conseguire profitti e vantaggi ingiusti per i singoli sodali e per l’associazione, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo (in alcuni casi palesemente espressa) e della condizione di assoggettamento e omertà che ne deriva,  esercitando altresì un controllo del territorio sia in relazione all’individuazione delle  numerose persone offese, sia con riferimento alle attività commerciali in essere ed in procinto di essere avviate; con predisposizione di basi operative nelle quali effettuare incontri e riunioni.

L’attività di indagine ha altresì consentito di individuare le presunte basi basi logistiche dell’organizzazione:

• Il bar Apollo 4 di Facente Salvatore (poi rilevato da Gennari Letizia, compagna del De Dio, con il nome di Legè Cafè) utilizzato per le riunioni operative, gli incontri con i vertici della cosca, l’organizzazione e la gestione dei delitti contro il patrimonio, gli appuntamenti con gruppi di altra etnia, lo spaccio di stupefacente e la programmazione delle estorsioni;
• Il bar-ristorante La Piscina di Paletta Natalino, utilizzato per le riunioni operative, gli incontri con i vertici della cosca, l’organizzazione e la gestione dei delitti contro il patrimonio;
• Il capannone di Via Palazzo Secco 29 in Balanzano, nella disponibilità di Campiso Mario, Facente Salvatore e gli altri sodali, utilizzato come deposito della merce riveniente dai delitti di truffa aggravata (materiale edile) e di furto aggravato (mezzi d’opera cantieristici);
• Gli appartamenti di Ponte San Giovanni Via Manzoni 214 G (del Ceravolo e del De Dio) e Via Manzoni 162 ( del Ceravolo e del Manfredi) stabilmente utilizzati per la detenzione e la cessione a terzi di cocaina e per lo sfruttamento della prostituzione, nonché quale luogo di incontro con gli altri sodali, anche per l’organizzazione delle strategie criminali;
• La ditta Euredil di Campiso Cataldino utilizzata strumentalmente per emissione di false fatture (anche per il compimento dell’estorsione in danno di Casotto Maria);
• Il capannone in uso a Cataldi Rocco Vincenzo utilizzato per nascondere la merce riveniente dai delitti di truffa aggravata
• La ditta individuale Maese Angelo (ed altre ditte a lui riconducibili) utilizzate per il compimento dei delitti di truffa pluriaggravata
• Il pub Merlin dei Crugliano (fittiziamente intestato ma a loro riconducibile) utilizzato altresì per gli incontri con i Farao ed il Papaianni

(Cla.Va.)

Tags: arrestiCiròFaraoMarincolandranghetaperugiaumbria
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