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Reggio, l’assoiazione ”A Rua”: ”Basta buoni e cattivi, siamo tutti coinvolti”

6 Ottobre 2012
in CITTA
Tempo di lettura: 3 minuti
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Segue la nota diramata dall’associazione: Cosa hanno in comune la chiusura del carcere sperimentale di Laureana di Borrello, carcere modello, esempio in Italia, e il tentativo di sciopero dei trenta studenti di un Liceo cittadino

contro l’ipotesi di scioglimento per mafia del consiglio comunale?

Apparentemente niente. Apparentemente. Come Associazione A Rua, invece, ci vediamo un filo, sottilissimo magari, ma stretto, molto stretto, che ne fa un tutt’uno. Sono entrambi la cruda rappresentazione  del livello di abbandono sociale, civile, etico, di una comunità. E la concreta testimonianza, per ricordare Pasolini, che nulla è più anarchico del potere. Dall’una parte questa sprezzante anarchia porta alla indifferente chiusura di una concreta ed efficace risposta a chi sceglie di riconquistare la propria dignità; dall’altra, abbandona una città a se stessa, lasciandola in preda ad una  guerra di tutti contro tutti,  nella quale sono vittime la dignità e il futuro. E l’anarchico potere dello Stato quello contro cui ci si allea o ci si divide a dispetto dei contenuti. Lo si fa individuando il nemico fuori di noi, spogliandosi di responsabilità, unendosi o dividendosi ad ogni soffio di scirocco. Così, tanto per starci. Come sono lontane le lotte per la chiusura dell’Ospedale Psichiatrico, come è lontana la Reggio-Archi.

Oggi viene fuori l’immagine di un territorio che sta sanguinando, da anni ormai, nel disinteresse e nell’incuria generali. É l’immagine di un corpo ridotto a brandelli, eppure ancora straziato, con un accanimento che sembra essere figlio di una lucida follia. E da lontano, qualcuno, fintamente interessato, ogni tanto guarda con un misto di ribrezzo, disprezzo e pietà, gli aguzzini che, noncuranti delle sorti della vittima, lottano tra loro per avere il diritto al colpo di grazia o al colpo di bisturi vanamente finalizzato alla salvezza e che, invece, provoca la morte.

Da una parte giovani che si assumono una responsabilità, e  faticano a ritrovare ragioni per una vita dignitosa all’interno di una istituzione che ne limita le libertà per restituire libertà. Dall’altra, giovani che improvvisamente pensano di utilizzare la propria libertà senza l’esercizio di responsabilità che  la pratica della partecipazione, della democrazia, dell’impegno sociale e civile, presuppongono.

Eppure, proprio per esercitare questo tipo di responsabilità, crediamo che sarebbe bastato poco per fare dei due eventi, la chiusura del “Daga” e la possibilità di scioglimento del Consiglio Comunale, due momenti di crescita, etica, civile, sociale per questa città e per questa provincia. Don Milani, quasi 50 anni fa, ai suoi studenti, per renderli “popolo sovrano”, faceva leggere  la Costituzione e il contratto dei metalmeccanici e sulla base di questo individuava alleati o avversari.. Oggi forse, sarebbe stato più utile organizzare letture collettive dei documenti, delle intenzioni, delle volontà che stanno dietro i due provvedimenti.  Forse, indipendentemente dalle ragioni per schierarsi a favore o contro, da questa operazione di acquisizione di consapevolezza, tutti ne saremmo usciti un po’ più ricchi. Ricchi di relazioni umane, di condivisione di emozioni,…, di dignità personale e collettiva. Ciascuno, poi, sarebbe stato libero e consapevole di dividersi, finalmente, sulla base di contenuti e non per sms, scioperi più o meno pilotati, inconcludente difesa del campanile senza progetto. In una comunità viva, le diversità sono elemento essenziale per la sua crescita e il suo sviluppo. Ma solo se sono riempite di contenuti e della consapevole responsabilità delle scelte.

Invece si continuano a percorrere le strade della superficialità, della divisione in buoni e cattivi, del pregiudizio, lasciando che la responsabilità delle decisioni sia sempre di altri, come se in fondo, noi, non fossimo coinvolti nelle vicende. Comunicati stampa, presenza sui social network, facile ironia, autoassolvimento,  ci fanno perdere di vista l’unico vero elemento nemico di tutti.

La perdita del rispetto verso la nostra dignità: di persone, di cittadini, di comunità. E in questa operazione di ladrocinio, anche se qualcuno può ritenersi assolto, siamo tutti coinvolti.

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