di Angela Panzera –
Dopo avviso di conclusioni indagini si avvicina il processo.
Appalto centro “A.I.S.M.” di Bova Marina. Dopo l’avviso di conclusioni delle indagini notificato nel giugno scorso, si avvicina il processo per i sei indagati. Il Procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza e il pm Antonella Crisafulli, hanno chiesto infatti, il rinvio a giudizio per il direttore dei lavori Francesco Maesano, il titolare della ditta “Archeo” Andrea Congiusta, unitamente ai tre responsabili unici del procedimento che si sono succeduti nel tempo ossia Girolamo Mangiola, Salvatore Sergi e Marco Antonio Sergi. Chiesto il processo anche per Giuseppe Giovanni Galletta, collaudatore tecnico-amministrativo del centro “A.I.S.M.”. I sei sono accusati a vario titolo dei reati di falso, abuso d’ufficio e frode nelle pubbliche forniture. Questo centro, sarebbe dovuto diventare “un fiore all’occhiello” per l’intera fascia jonica della provincia reggina e soprattutto era nato per ospitare un importante centro sanitario in cui i numerosi malati di sclerosi multipla avrebbero potuto ricevere le cure e ed inoltre, i disabili che si sarebbero sottoposti ai cicli terapici avrebbero potuto sostare presso i locali della struttura insieme alle proprie famiglie. Allo stato dei fatti, la struttura risulta esser totalmente abbandonato e addirittura il terreno circostante, di circa tre ettari, è divenuto un pascolo abusivo di pecore e bovini. Altro che malati di sclerosi multipla, al momento gli unici che hanno ricevuto utilità sono stati gli animali da pascolo. Ritornando ai capi di imputazione, Maisano e Congiusta sono accusati di aver attestato falsamente, nel certificato di fine lavori rilasciato nel maggio del 2010, la regolare esecuzione dei lavori relativi alla costruzione del centro in netto contrasto con il reale stato di incompletezza e realizzazione delle opere in cantiere. Inoltre i due in concorso avrebbero anche attestato falsamente l’esecuzione di opere realizzate in eccesso rispetto a quelle effettivamente eseguite. Questi lavori infatti, riguarderebbero l’impianto di riscaldamento, l’impianto idrico antincendio, quello sanitario, l’elettrico e quello relativo alle antenne televisive. Andrea Congiusta, titolare della ditta “Archeo”, che vinse la gara di appalto è accusato del reato di frode nelle pubbliche forniture ai danni della Comunità montana Versante Jonico Meridionale poiché avrebbe utilizzato materiali qualitativamente e quantitativamente inferiori rispetto a quelli pattuiti. Secondo l’accusa, la ditta “Archeo” o non eseguiva quanto imposto nel progetto o usava materiali scadenti. A riscontro di ciò vi è un’imponente consulenza tecnica nelle mani degli inquirenti che registra lo stato dei lavori ed in cui viene sottolineato che addirittura nei bagni non sono presenti i lavandini, i rubinetti e i servizi igenici. Niente di niente. Tra l’altro nei giorni scorsi il nome della ditta “Archeo” è comparso negli atti dell’inchiesta “Morsa sugli appalti” poiché gli inquirenti sostengono abbia ricevuto un tentativo di estorsione dal clan Cordì e Commisso per i lavori della scuola “Corrado Alvaro” di Siderno. Ritornando al centro di Bova Marina, Galletta è, accusato di falso, perchè avrebbe attestato che le opere erano state seguite a regola d’arte e invece, per la procura della Repubblica, sono facilmente rilevabili la scarsa qualità del calcestruzzo impiegato, le numerose infiltrazioni presenti nel solaio e anche le condizioni di degrado dell’intera struttura. Mangiola, Maisano e Congiusta, sono accusati di abuso d’ufficio; nello specifico Mangiola e Maisano, non applicando la penale prevista nel progetto per il mancato rispetto del termine indicato per l’esecuzione delle opere avrebbero intenzionalmente recato alla ditta del Congiusta l’ingiusto vantaggio patrimoniale che ammonta a circa 33 mila euro. Ma la ditta riconducibile a Congiusta avrebbe “beneficiato” anche di altri presunti vantaggi patrimoniali. Lo stesso Mangiola e il Congiusta hanno rimediato un’ulteriore accusa di abuso d’ufficio perché ammonterebbe ad un milione e settecento mila euro la cifra ingiustamente percepita dalla ditta “Archeo” che sarebbe stata pagata per un’opera palesemente incompiuta. Una vicenda quella del centro “A.I.S.M.”. di Bova Marina che adesso un giudice dovra valutare se vi sono gli elementi sufficienti per incardinare un dibattimento. Una vicenda che è venuta a galla grazie alla Procura reggina, ma anche grazie all’esposto firmato dai membri del comitato cittadino “pro costituendo Aism”, presieduto dall’ex sindaco di Bova Marina Pino Autelitano, che nell’aprile del 2011 si recarono direttamente presso gli uffici giudiziario e denunciarono le gravissime condizioni di degrado e di abbandono, nonché l’incompletezza dell’opera. Un’opera che al momento è sinonimo di spreco di denaro pubblico e crocevia di interessi illeciti.






