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Con le scadenze di Tares e Imu, rischio default per le famiglie. La denuncia dell’Unc Calabria

5 Aprile 2013
in CITTA
Tempo di lettura: 3 minuti
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Di seguito la nota diffusa dall’Unione Nazionale Consumatori – Marcia indietro sulla TARES,  infatti il compromesso raggiunto dal Governo con i Sindaci d’Italia e le associazioni di categoria

delle imprese pubbliche e private, ha determinato contrariamente a quanto previsto dalla Legge n° 11 del 2013 che aveva fissato lo slittamento al mese di luglio 2013 della scadenza della prima rata del nuovo tributo, l’anticipo di tale pagamento a Maggio 2013, mentre le nuove tariffe di aumento previste per gli immobili, pari a  30 centesimi in più a metro quadro, si applicheranno solo a dicembre.
I Comuni quindi potranno utilizzare per i pagamenti della raccolta rifiuti le vecchie modalità, ovvero la riscossione in tre rate da maggio a dicembre e solo a fine anno con l’ultima rata, sarà applicata la sovrattassa legata all’aumento introdotto dalla nuova tassa sui rifiuti, ovvero 30 centesimi in più a metro quadro, chiesti come contributo per la copertura dei costi indivisibili (strade, illuminazione e così via).
E così al danno si aggiunge la beffa, mentre infatti i cumuli di spazzatura tuttora giacenti e la raccolta rifiuti solidi urbani nel comprensorio reggino pressoché inesistente, hanno indotto l’Unione Nazionale Consumatori Calabria ad inoltrare diversi ricorsi alle Autorità Giudiziarie per opporsi alla vecchia TARSU, il Consiglio dei Ministri anticipa la prima rata della TARES a Maggio per un servizio che per la provincia di Reggio Calabria risulta essere immaginario. 
L’avere anticipato inoltre il pagamento della TARES a Maggio 2013, (allorché le associazioni dei consumatori ne avevano chiesto lo slittamento al 2014), con il concomitante versamento della prima rata dell’IMU entro il 17 Giugno comporterà, sostiene l’avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, non solo una prevedibile ulteriore contrazione dei consumi, con conseguente aggravamento della recessione in atto, ma un vero default per molte famiglie italiane “finanziariamente vulnerabili” a causa dell’aumento del costo della vita, dell’erosione dei risparmi e della mancanza di occupazione.
Sarà un’estate inevitabilmente infuocata quella che si prospetta nel 2013 e mentre il 2012 sarà ricordato per l’Imu, l’anno in corso vedrà l’avvicendarsi di tributi IMU, TARES, tasse  locali sempre più consistenti a fronte dei tagli operati dallo Stato agli Enti territoriali, tutti riversati sulle tasche dei consumatori-contribuenti,  mentre   sullo sfondo rimane anche il non ancora scongiurato pericolo di aumento dell’Iva dal 21 al 22%
Questi dati dimostrano che il carico fiscale per famiglie e imprese è ormai insostenibile, considerando anche la circostanza che il Paese ha tassi di evasione fiscale da terzo mondo e possiede uno degli apparati amministrativi più costosi ed inefficienti dell’occidente.
I dati forniti periodicamente dall’Istat parlano eloquentemente di una Italia in cui si spende sempre meno, il più delle volte per chi ne ha ancora la possibilità, attingendo ai risparmi, mentre i consumi delle famiglie, quelli basilari come le spese su cibo e vestiario, si sono ridotti e sono al livello di 30 anni addietro.
Secondo i dati diramati solo ieri da Confcommercio in due anni la domanda per i beni e servizi è diminuita di circa il 25%. Riduzioni dei consumi particolarmente significativi hanno interessato anche gli alimentari, le bevande ed i tabacchi (-4,7%), gli alberghi ed i pasti e le consumazioni fuori casa (-3,7%), l’abbigliamento e le calzature (-3,6%) ed i beni e servizi per la casa (-3,6), mentre dai dati della Coldiretti emerge un crollo dei prodotti base dell’alimentazione con un taglio dei consumi in quantità del 4,2% della frutta, del 3% per gli ortaggi, mentre si registra un calo delle macellazioni delle carni del 7%.
Se ne potrebbe uscire solo se una classe politica purtroppo inesistente che non riesce a formare un governo,  riuscisse a capire che non basta soltanto tagliare le spese inutili di una ingolfata macchina statale, viceversa, in perfetta controtendenza iniziasse a ridurre sensibilmente la pressione fiscale, (di cui l’Italia detiene il primato mondiale pari al 44,4%), unico strumento efficace per stimolare i consumi e perciò la domanda aggregata di beni e servizi, incrementando conseguentemente gli incassi di commercianti ed artigiani ormai al collasso e favorendo così anche la ripresa del l’occupazione.
Dopo anni in cui abbiamo consumato più di quanto abbiamo prodotto, (è come se per decenni avessimo vissuto a credito), è inevitabilmente arrivato il momento di fare un salto di qualità nella nostra consapevolezza.
Se continueremo ad avanzare senza bussola, a farne le spese saranno le future generazioni, è questa l’ora invece di prendere atto del fallimento della società dei consumi e avviare la costruzione della società dei consumatori.

Il Presidente Regionale
Avv. Saverio Cuoco

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