di Stefano Perri – Sola, vedova, con tre figli di cui una disabile, con un avviso di sfratto alle porte e poca, pochissima voglia di lottare. Elisabetta ci riceve nel buio della sua cucina. In casa sua la luce è andata via da un pezzo, e non solo la corrente elettrica, tagliata perché non riesce a pagare le bollette. Ha fatto domanda per un alloggio popolare ed era inserita nella graduatoria del 1999. Una lista che avrebbe dovuto essere esaurita da un pezzo.
Un nuovo bug burocratico che tradotto nella realtà quotidiana significa un’altra famiglia, l’ennesima alla quale è negato il diritto all’abitare sancito dalla costituzione. ”Oggi vivo solo con l’aiuto della mia Parrocchia – ci spiega Elisabetta – e con la pensione di mia figlia invalida che però non basta neanche per le sue esigenze”.
Ad occuparsi della sua situazione, insieme a quella di altre centinaia di famiglie reggine, è l’Associazione Ancadic che proprio pochi giorni fa, in una conferenza stampa ha denunciato una serie di ”anomalie” nella gestione degli alloggi popolari sul territorio di Reggio Calabria. Dal corposo carteggio presentato in quella occasione da Ancadic e ReggioNonTace, secondo gli avvocati Francesco Nucara e Nicola Santostefano hanno supposto ”che il Comune abbia fatto delle assegnazioni al di fuori delle graduatorie ufficiali”. Un’accusa pesantissima nei confronti degli enti preposti alla gestione del patrimonio edilizio reggino, sulla quale, al momento, non si è registrata alcuna smentita.
”Penso di aver diritto ad una casa – spiega ancora Elisabetta – non ho alcuna intenzione di occupare abusivamente anche perché il rischio è che mi portino via mia figlia. Mi sento distrutta moralmente”.
ECCO LA VIDEO INTERVISTA INTEGRALE ALLA SIGNORA ELISABETTA:





