di Stefano Perri – Circolazione e detenzione di armi sul territorio reggino sono un’emergenza? Secondo quanto riferito dal Tenente Colonnello Gianluca Valerio, Comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, ”i dati riferiti al primo semestre del 2014 non sono allarmanti ma certamente significativi”.
In particolare negli ultimi sei mesi si è assistito ad un aumento sensibile dei rinvenimenti di armi da fuoco (fucili, pistole ed esplosivo di varia natura). Numeri più che raddoppiati rispetto al primo semestre dello scorso anno.
Ciò non significa necessariamente – spiega il Comandante Valerio – ”che vi sia una recrudescenza del fenomeno, ma certamente che i controlli operati abbiano portato a risultati più evidenti”.
Specificamente il piano straordinario di controlli rientra nell’ambito del cosiddetto ”Focus ‘ndrangheta” annunciato qualche mese fa dal Ministro dell’Interno Alfano e che ha condotto ad un’intensificazione delle attività sul territorio.
SEQUESTRI RADDOPPIATI – In particolare a Reggio Calabria dall’inizio dell’anno ad oggi sono 69 i fucili e 26 le pistole sequestrati, a fronte di 36 fucili e 9 pistole del primo semestre del 2013. Numeri che indicano da una parte i grandi risultati ottenuti dai Carabinieri del Comando reggino ma anche la possibilità che le cosche abbiano volutamente aumentato la loro dotazione di fuoco. Una tendenza che potrebbe essere interpretata come un segnale di debolezza delle cosche o di una imminente recrudescenza dei fenomeni violenti, anche se – specifica Valerio – ”non abbiamo elementi specifici per affermarlo”.
Complessivamente le attività di controllo operate dai Carabinieri nei primi sei mesi del 2014 hanno portato all’arresto di 20 persone (con 47 fucili sequestrati, 13 pistole e 4 kg di tritolo suddiviso in 20 formelle del peso di 200 gr. circa cadauna, 1,2 kg di polvere da sparo, 2 ordigni rudimentali). Segnalate inoltre, in stato di libertà, 4 persone (con sequestro di 2 fucili e di 1,1 kg di polvere da sparo). Numeri ai quali si aggiungono 14 rinvenimenti per complessivi 20 fucili, 13 pistole, 32,3 kg di polvere da sparo, un’ottica di precisione e svariate parti di armi rinvenute e sequestrate.
”Alla classica ‘Santa Barbara’ con un custode ed un luogo specifico – spiega il Comandante Valerio – si aggiungono decine di altri depositi più informali molto spesso occultati all’interno del territorio del demanio forestale”. Depositi di armi da fuoco in parte utilizzate per la caccia di frodo ma anche per azioni criminali di ben altro livello.
La discriminante – secondo il Comandante del Nucleo Operativo reggino – è certamente la volumetria di fuoco, che in alcuni casi, consente di far percepire maggiormente gli atti intimidatori nei confronti, ad esempio, di cantieri o luoghi aperti. Ma anche la provenienza è importante. La maggior parte delle armi rinvenute provengono dal mercato balcanico, teatro di guerra negli ultimi anni. A ciò si unisce la più recente provenienza nord africana e quella sud americana. Sostanzialmente ”il traffico di armi segue le rotte della droga”.
Quelli che giungono in Calabria sono veri e propri arsenali in dotazione alle cosche di ‘ndrangheta che legano strettamente la loro capacità di controllo del territorio alla potenza di detenzione delle armi da fuoco. Discorso a parte per le pistole, per le quali l’acquisizione da parte della ‘ndrangheta proviene principalmente dai furti in abitazione, ad esempio in casa di guardie giurate e civili che dispongono di porto d’armi per motivi di lavoro. Sono 18 quelle rubate da inizio anno ad oggi, insieme a complessivi 57 fucili.
Numeri che danno la dimensione dell’immensa potenza di fuoco in dotazione alla ‘ndrangheta che in questo modo misura sul territorio la propria capacità di controllo. A pesare in particolare non è tanto la quantità delle armi, ma la possibilità di utilizzarle in maniera esclusiva per singole azioni criminali. E’ quest’ultimo aspetto a fare la differenza rispetto al valore di un’arma sul mercato criminale.
GLI ARMIERI – Un focus particolare va dedicato alla figura degli armieri, soggetti fondamentali per le cosche, personaggi molto riservati, spesso incensurati ed apparentemente estranei ai circuiti criminali. A loro è demandato non solo il compito della detenzione degli arsenali, ma anche la necessità di intervenire tecnicamente sulle armi per tenerle sempre efficienti e talvolta per modificarle, ad esempio ‘mozzandone’ la canna.
”Sulla detenzione e l’uso delle armi – spiega ancora Valerio – esiste una grande collaborazione tra le ‘ndrine”. Segno ulteriore che quello delle armi è uno degli ambiti più sintomatici della geografia criminale reggina.






