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Rapporto Istat 2014 – Imprese: le meno efficienti in Calabria e Molise

3 Giugno 2014
in CALABRIA, In evidenza
Tempo di lettura: 3 minuti
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Rapporto Istat 2014 – Imprese: le meno efficienti in Calabria e Molise

Pubblicato pochi giorni fa il rapporto annuale dell’Istat sul Paese, nel quale l’istituto analizza statisticamente i dati relativi allo sviluppo economico dell’Italia prendendo in considerazione diversi aspetti. Partiamo con l’analizzare nel dettaglio della Calabria le imprese.

La mappa dell’efficienza produttiva

Negli ultimi anni, in Italia la dinamica del Pil è stata caratterizzata da una forte riduzione di consumi e investimenti, sia pubblici sia privati. Il prolungato periodo di crisi economica ha colpito severamente le famiglie italiane, che dal 2008 a oggi hanno sperimentato sei anni consecutivi di caduta del potere di acquisto (reddito disponibile misurato in termini reali). Per limitare l’impatto sui consumi determinato dalla caduta del reddito, per una lunga fase della crisi le famiglie hanno reagito comprimendo il risparmio: dal 2008 i tassi di variazione della spesa per consumi finali in termini reali sono
infatti risultati superiori a quelli del potere d’acquisto. A partire dalla metà del 2012 questa tendenza si è invertita, con una risalita della propensione al risparmio, passata dal 7,7 per cento del secondo trimestre 2012 al 10,2 per cento della fine del 2013.

L’analisi dei dati relativi alle spese sostenute dalle diverse tipologie di famiglie, rilevati dall’indagine sulla spesa per consumi, attualmente disponibili fino al 2012 consente di verificare come diversi segmenti o gruppi di popolazione abbiano reagito ai cambiamenti socioeconomici intervenuti negli anni della crisi. Il quadro che emerge indica come, già nella prima fase della recessione, le famiglie con forti vincoli di bilancio abbiano iniziato a contrarre i propri livelli di spesa, mentre quelle con maggiori capacità di consumo li abbiano adeguati solo parzialmente. Nel 2012, invece, si osserva una netta inversione di tendenza, con riduzioni della spesa in termini nominali anche per i nuclei caratterizzati da livelli di spesa più elevati. Dinamiche differenziate si osservano a livello territoriale: nel Mezzogiorno, le famiglie hanno ridotto i consumi in termini nominali dal 2009, mentre nel Nord il primo importante calo della spesa si è registrato nel 2012. Nel Mezzogiorno si è osservato un incremento di spesa per comunicazioni, per abitazione, ma soprattutto per combustibili ed energia, mentre sono rimastè, pressocché invariate la spesa alimentare, quella per la Sanità, i trasporti, abbigliamento e calzature. Si riduce, invece, quella per il tempo libero.

Nell’ultimo periodo, la profondità e la persistenza delle ondate recessive succedutesi a partire dal 2008 hanno posto in primo piano i fattori macroeconomici, più che quelli microeconomici, come elementi cruciali per la ripresa economica.
Le imprese di minore dimensione rappresentano l’ossatura del nostro sistema produttivo “indicatore di efficienza produttiva” in grado di definire una vera e propria “mappa” del sistema, in base alla quale analizzare le relazioni tra efficienza e ulteriori aspetti della performance delle imprese. Al riguardo sotto il profilo territoriale emerge una netta divaricazione tra le regioni settentrionali e quelle centrali e meridionali. L’efficienza media è superiore alla media nazionale in tutte le regioni del Nord (ad eccezione della Liguria), in particolare Trentino-Alto Adige (+3,5 punti) e Lombardia (+2,5 punti), e risulta inferiore alla media in tutte le regioni del Centro (ad eccezione del Lazio) e nel Mezzogiorno, in particolare Calabria (-3,9 punti) e Molise (-3,4 punti). Il dato mediano, tuttavia, rileva come oltre la metà delle imprese di tutte le regioni, a eccezione di quelle di Molise, Puglia e Calabria, presenti un’efficienza non inferiore alla media nazionale, segnalando anche in questo caso la presenza di una significativa eterogeneità nei livelli di efficienza delle imprese in tutte le aree territoriali.
L’introduzione della componente tecnologica non porta invece modifiche sostanziali alla distribuzione territoriale dell’efficienza: le regioni del Nord continuano a collocarsi al di sopra della media nazionale (dai +3,5 punti del Trentino-Alto Adige ai +0,2 punti della Liguria), mentre quelle del Centro e del Sud vi rimangono al di sotto (comprese tra i -0,03 punti della Toscana e i -2,6 della Calabria).

Tags: crisiimpreseistat
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