di Clara Varano – La sua figura era saltata agli onori della cronaca circa due mesi fa in merito alle intercettazioni della Digos, divulgate dalla Stampa. Ad attirare l’attenzione della comunità, soprattutto, le parti del verbale di intercettazione in cui lui, l’ex assessore del Comune di Catanzaro, Massimo Lomonaco, prenderebbe accordi con la ormai nota prostituta Zuniga, alias Cristina, per incontri sessuali, in seguito ad un favore fatto utilizzando la propria carica di assessore. Oggi, dopo i fiumi di parole pubblicati sui giornali, Massimo Lomonaco, con i suoi legali, il figlio Antonio e Salvatore Staiano, ha spiegato le proprie tesi difensive, basate, come lui stesso ha dichiarato “su scoperte sconcertanti relative alle intercettazioni”. “Catanzaropoli è morta e sepolta”, esordisce così l’ex assessore. Morta e sepolta e ne spiega i motivi. “I retroscena di una vicenda che nello sviluppo delle indagini difensive ha evidenziato dettagli clamorosamente sconvolgenti e imprevedibili”.
“Sono stata vittima di un inganno – ha dichiarato l’ex assessore – e in futuro scopriremo chi sono i responsabili di tutto ciò. Io sono parte lesa. Quello che maggiormente mi turba è che quello che è accaduto a me può succedere a qualunque cittadino. Nella circostanza che mi riguarda qualcosa non ha funzionato ed i miei legali si occuperanno di questo aspetto. Quello che oggi posso dire con certezza è che l’inchiesta continuerà, certo, ma contro altre istituzioni”. Nel dettaglio della vicenda entra l’avvocato Antonio Lomonaco, che chiarisce “come di quelle intercettazioni siano state fatte delle trascrizioni in molti casi errate o omissive”. L’avvocato, nella sua esposizione, parte dalla vicenda delle firme false raccolte a sostegno della lista “Per Catanzaro”, di cui è leader Massimo Lomonaco: “E’ da lì che parte tutto – sottolinea –. Queste intercettazioni, infatti sono legate a quel filone di indagine, per la quale Massimo Lomonaco ha chiarito la sua posizione dichiarando estraneità totale ai fatti. Inizialmente, l’autorizzazione alle intercettazioni era stata negata. Solo successivamente, invece, gli investigatori ottengono i permessi per le captazioni ambientali, nell’ufficio dell’assessorato e nell’auto di Massimo Lomonaco, e quelle relative alle due utenze telefoniche. Diecimila intercettazioni delle quali solo 50 sono utili ai fini investigativi e 10 utili ai fini probatori. Lo 0,1% è utile”. Tra queste intercettazioni ci sono “quella di Zuniga – ha continuato l’avvocato Lomonaco –, la donna alla quale, in cambio di prestazioni sessuali, l’assessore avrebbe garantito il rilascio della carta di identità, pratica presa in carico anche dal Comune di Taranto. Delle famose frasi allusive ad incontri sessuali, però, si è omesso di scrivere nel verbale di trascrizione di conversazione telefonica che Lomonaco ha rifiutato l’incontro con un ‘non ti preoccupare. No!’. Parte che noi abbiamo trovato nelle intercettazioni e che era stato omesso di trascrivere. C’è di più. Lomonaco in alcuni casi non riconosce la propria voce. Quanto alla questione delle mille euro di cui si discute al telefono con Barbara Veraldi (segretaria del movimento “Per Catanzaro”, ndr), la donna con cui Lomonaco discuteva di quella cifra è risultata essere sua moglie. Dunque le trascrizioni date ai giornalisti sono assolutamente infedeli, va stabilito se per superficialità o altro”. Tra le accuse mosse all’ex assessore vi è anche quella di peculato “che – conclude l’avvocato Lomonaco – non sta in piedi, considerato che da anni Massimo Lomonaco paga di sua tasca le spese dell’utenza”. Un vizio tecnico “che noi – ha evidenziato Salvatore Staiano – dovevamo far emergere”. “Non crediamo nel complotto – ha proseguito Staiano -. Non accusiamo chi ha investigato o la Procura, ma l’altra verità doveva essere divulgata ai cittadini. Capita spesso, nel trascrivere le intercettazioni, di essere preda di suggestioni auditive. Non è una guerra tra ufficio difensivo e Procura”. In conclusione l’ex assessore si rivolge al sindaco Sergio Abramo al quale ha chiesto “di ripristinare senza indugi la Giunta che ha azzerato, essendo venuti meno i presupposti per l’azzeramento. Non c’è altra strada. Il sindaco non può farsi influenzare l’agenda da fattori esterni. Non può essere la Digos a dettare come e quando deve essere fatta una Giunta”






