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Caso De Masi: tutti gli uomini del presidente. Alla sbarra

30 Settembre 2013
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 3 minuti
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Tribunale

Loro, Locati, Tagliaferro, Piozzi, Arpe e Marini, sono tutti gli “ex”. Lui, il presidente, è Cesare Geronzi, prosciolto, insieme ad altri, per un “errore scusabile e mancanza di dolo specifico”.

Il  fatto è quello noto ormai a tutti del Gruppo De Masi, che ha segnato una svolta nella storia dei rapporti tra banche e privati o società e che oggi vede accusati di usura aggravata, gli ex dirigenti della Banca di Roma, poi Capitalia e gruppo Unicredit. La decisione è del Gup Battaglia di Reggio Calabria, che lo scorso 27 Settembre ha deciso di mandare a giudizio, il prossimo 19 Dicembre, Pietro Celestino Locati, Vincenzo Tagliaferro, Alessandro Maria Piozzi, Matteo Arpe e Roberto Marini. Superata l’eccezione dell’assenza del dolo specifico degli imputati, che aveva portato, nonostante l’oggettività dei tassi usurari applicati, la Cassazione a prosciogliere lo stesso Geronzi, il Gup, rinvia tutti gli indagati a giudizio. E che indagati!

 

Si parla, in alcuni casi, del gota dell’economia italiana e che proprio a digiuno di tribunali,udienze, sentenze e decisioni non è. C’è l’ex enfant prodige della finanza, Matteo Arpe, che all’epoca, almeno  per “gli ultimi 44 giorni” del periodo di riferimento, come sottolineano i legali, era direttore generale della Banca di Roma. Lui, che con Geronzi si è scontrato a viso aperto, ha un curriculum professionale di tutto rispetto: è membro del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo di Banca di Roma, Mediobanca e Associazione Bancaria Italiana. Siede nei Consigli di Amministrazione di MCC, Cnp Capitalia Vita, Istituto Europeo di Oncologia, Fondazione Cerba, nonché nel Comitato permanente ABI Banche e Società. Oltre a questo aspetto curriculare che lo vede scalare l’olimpo bancario italiano, Arpe, vanta anche una condanna in primo e secondo grado per la vicenda del crack Prmalat, o meglio per quella tranche del procedimento principale sull’azienda di acque minerali Ciappazzi, che Calisto Tanzi acquistò dal gruppo Ciarrapico nel 2002. Oggi Arpe, è presidente di Baca Profilo e amministratore delegato del gruppo finanziario di Sator, azionista della stessa banca.

Accanto ad Arpe sul banco degli imputati salirà anche l’ex vicedirettore, poi direttore generale e prima responsabile della Linea Mercato/Commerciale della Banca di Roma, Pietro Celestino Locati. Anche il curriculum di Locati non lascia indifferenti, tanto che è stato parte del consiglio di amministrazione di Cofiri S.p.A. Anche Locati, così come Arpe, vede il suo nome coinvolto in uno dei più noti casi di dissesto italiani. E se non è Parmalat, sarà Cirio. Anche lui, infatti, insieme sempre al presidente Geronzi, viene inserito nell’elenco degli indagati e condannato in primo grado.

Ci sono, poi, Alessandro Maria Piozzi, Vincenzo Tagliaferro e Roberto Marini. Il primo ha ricoperto incarichi dirigenziali nella Banca Popolare di Vicenza, Banca Mediterranea, Banco di Sicilia e Banca di Roma-Capitalia, dove è stato direttore centrale delle Divisioni Corporate e in seguito vice direttore generale Area Retail prima e dopo l’incorporazione di Capitalia dentro Unicredit S.p.A. Nel 2009 diventa direttore generale di Banca Sara di proprietà della compagine Sara Assciurazioni spa, compagnia ufficiale di Automobile Club Italia e oggi è il direttore generale della Banca Popolare di Puglia e Basilicata. Tagliaferro, oltre ad essere docente di economia, ha ricoperto diversi ruoli importanti in seno ala Banca di Roma, tra i quali quello di responsabile dell’area marketing/sviluppo commerciale Rete Italia, dal 2003 ha rivestito la carica di direttore generale della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana e che oggi è direttore generale della Banca di San Marino. Infine Roberto Marini, ex responsabile dell’area Retail/Commerciale rete Italia della Banca di Roma, ora consulente indipendente presso Poste Italiane, Unicredit Vita spa, Cassa Risparmio di Firenze. Tutti loro insieme a Locati, sono stati imputati in un altro processo, simile a quello De Masi, in cui parte offesa era la Orfini S.r.l.

Questi gli uomini che passeranno alla storia perché rappresentano, anche nell’immaginario collettivo, l’emblema delle banche che vessano, che strangolano il credito.

Questi sono tutti gli uomini del presidente. Quel presidente, Geronzi che, passando senza bagnarsi tra una goccia e l’altra, li ha scaricati sotto il temporale.

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