
Entrano nel merito i magistrati calabresi sul tema della lotta alla criminalità organizzata ed in particolare sull’aggressione ai patrimoni mafiosi. Sul palco del seminario sulle ”Criminal Economies”
organizzato dalla Regione Calabria alla presenza del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, c’è il Procuratore Generale della Repubblica di Reggio Calabria Salvatore di Landro, il Procuratore Generale della Repubblica di Catanzaro Santi Consolo ed il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Vincenzo Lombardo. Assente giustificato, per ”gravi motivi di famiglia”, il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho.
Un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. I Procuratori hanno modo di parlare in pubblico di fronte al VicePremier e Ministro dell’Interno, che ringraziano, quasi in coro, per la sensibilità dimostrata in questa sua esperienza nell’Esecutivo e per la precedente alla guida del Ministero della Giustizia. Da riconoscere ad Alfano – parola del Procuratore Generale di Catanzaro Santi Consolo – ”l’attenzione dimostrata verso questo delicato problema, che ha profuso anche da Ministro della Giustizia, traducendola in attuazione di una legislazione di maggiore efficacia nel contrasto alla criminalità organizzata”.
Parole al miele per Alfano, ma qualche sassolino fuori dalla scarpa vola comunque. ”Certo ci interessano le grandi manovre sulla legislazione internazionale antimafia – dice il Procuratore di Catanzaro Vincenzo Lombardo – ma andando nel concreto ad Alfano vorrei chiedere come si fa a fare la lotta alla ‘ndrangheta a Catanzaro con soli dodici Magistrati in organico?”
Da parte del Procuratore Consolo non mancano le proposte, in particolare sul tema dei patrimoni confiscati. ”Il riutilizzo sociale – spiega – è certamente più in armonia con le direttive europee, ma il bilancio da questo punto di vista non è confortante. Sarebbe necessaria una maggiore capacità manageriale, più efficienza e tempestività negli interventi, continuità e trasparenza nelle scelte. Nel caso della vendita ci sarebbe il rischio che le famiglie di ‘ndrangheta tornino in possesso dei beni. Ma se si vende un bene bisogna venderlo ad un prezzo prossimo al suo valore reale. E se lo ricompra la mafia, lo si confisca nuovamente”.
Più ampio è l’intervento del Procuratore Generale di Reggio Salvatore Di Landro. E’ lui a parlare di sviluppo come primo deterrente nella lotta alla criminalità organizzata. ”Fino a quando non si riuscirà a ridimensionare la disoccupazione giovanile – dice Di Landro – non sarà possibile prosciugare il bacino dal quale la ‘ndrangheta tra la sua forza sociale. La risposta ortodossa che giunge con la giurisdizione penale non risolve il problema. Bisogna fare un salto di qualità nel contrasto alla criminalità organizzata, ad esempio un ricorso più accentuato alle misure di prevenzione, anche al fine di non appesantire i tempi del processo penale”.
E poi, sempre da Di Landro, una frecciata sul tema della riforma del comparto giustizia, da anni sullo sfondo del dibattito parlamentare e, naturalmente, della polemica politica tra i diversi schieramenti. ”In italia – conclude Di Landro – non esiste un problema magistratura, semmai un problema giustizia, che è cosa ben diversa”.




