
Ancora un altro processo da rifare, ancora un’altra condanna per la ‘ndrangheta da rivedere. Lo ha deciso la Suprema Corte per una sentenza d’apello in Lombardia.
Si tratta del processo “Isola”, le cui indagini sono state condotte dal pm Mario Venditti della Dda di Milano, di cui erano protagonisti Marcello Paparo, quantenne originario di Isola Capo Rizzuto (Kr), che in appello aveva ricevuto una condanna di 6 anni, il fratello Romualdo e la figlia Luana. Tutto da rifare.
La Cassazione ha, infatti, annullato con rinvio, la sentenza della CA di Milano relativamente alla condanna per 416bis, associazione mafiosa, contestato a Marcello Paparo e agli alri imputati.
E’ già la terza volta che succede nel giro di un anno, la Cassazione aveva stabilito che erano da rifare “Cerberus” e “Parco Sud” entrambi con imputato Domenico Barbaro detto “Micu l’australiano” (LEGGI L’ARTICOLO). Paparo, ormai da anni non risiedeva più in Calabria, ma tra Brugherio e Cologno Monzese, dove svolgeva la propria attività familiare nel settore di movimento terra.
Confermate, invece, le condanne per gli altri reati, tra i quali detenzione illegale di armi, lesioni aggravate e violenza privata. Lo stampo mafioso era già stato negato in primo grado, trovando conferma in appello.
Paparo, è finito in carcere nel 2009. La vicenda fece parlare di sé perché le ditte di movimento terra dei Paparo lavoravano nel cantiere pubblico della tratta lombarda del Tav Milano-Venezia.




