
potuto apparire come il colpo mortale inferto al clan di Mangialupi di Messina. Ma il diavolo ha mille risorse: andati via due appartamenti sul Viale San Martino (uno dei quali si suppone fosse punto d’appoggio per i latitanti della ‘ndrangheta), cinque chili di eroina e un milione di euro in contanti, credendo che da quel momento in poi la Polizia, soddisfatta, avrebbe abbassato il tiro, gli uomini di Mangialupi avevano continuato a svolgere indisturbati il loro “duro lavoro” commerciale.
Fino a quando ieri, dopo continui appostamenti, i poliziotti hanno fatto irruzione in un vecchio casolare di San Filippo. Protetto persino da videocamere di sorveglianza, questo “fortino” custodiva al suo interno otto chili di droga (due di eroina e sei di cocaina),quindici pistole con la matricola abrasa, un fucile semiautomatico calibro 9, quattro silenziatori, tre pistole mitragliatrici calibro 9, migliaia di munizioni (ce n’erano persino da guerra), centosedici detonatori a miccia e, dulcis in fundo, tre kalashnikov. Bisogna pur proteggersi, di questi tempi non si sa mai cosa ti può capitare.
Ovviamente questi gioielli erano ben nascosti, e i poliziotti, guidati dal dirigente Marco Giambra e dal funzionario Rosalba Stramandino, sono riusciti a trovarli solo grazie all’acuta vista di uno di loro che si è accorto che tra alcune piastrelle della cucina mancava il cemento. Dietro di esse si è aperto un vero e proprio ripostiglio.
Questo arsenale era intestato a Letterio Campagna,cinquantaquattrenne sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno, che vi si recava ogni giorno insieme con i due figli, Roberto e Consolato, rispettivamente di trentuno e ventitrè anni, entrambi incensurati. Infatti la Polizia, durante i suoi appostamenti, aveva notato vari movimenti dei tre in questo casolare, piuttosto isolato, e quindi non giustificabili. La famiglia Campagna si era forse accorta delle particolari attenzioni che le forze dell’ordine le dedicava, difatti quando i poliziotti hanno effettuato il blitz hanno trovato sul tavolo dei piccoli quantitativi di droga, chiusi in delle buste di cellophane, lasciati lì “casualmente”. I Campagna speravano forse di distogliere l’attenzione delle forze dell’ordine dal vero tesoro nascosto.
I tre sono stati arrestati e adesso la priorità della polizia è riuscire a stabilire a cosa servissero tutte quelle munizioni ed armi. Forse erano depositate lì per essere utilizzate in caso di emergenza, o forse i Campagna le conservavano per conto delle famiglie di Gioia Tauro e della Locride, da cui il clan di Mangialupi acquistava la cocaina e l’eroina.




