
di Claudio Cordova – Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha annullato la parte di ordinanza con cui la Dda contestava al consigliere regionale Santi Zappalà il concorso esterno in associazione mafiosa. L’esponente del Pdl, ex sindaco di Bagnara Calabra,
tratto in arresto dai Carabinieri nel corso dell’operazione “Reale 3”, venne incastrato da alcune intercettazioni e videoriprese captate all’interno della casa del boss Giuseppe Pelle, a Bovalino. Secondo l’ipotesi investigativa, infatti, Zappalà avrebbe stretto un rapporto di complicità con la cosca Pelle della Locride, al fine di trionfare nelle consultazioni regionali dello scorso marzo, in cui il centrodestra di Giuseppe Scopelliti stravinse sulla coalizione di centrosinistra, che appoggiava il Governatore uscente Agazio Loiero.
Secondo gli investigatori Zappalà “non sarebbe stato un normale candidato che si limitava a chiedere l’appoggio dell’organizzazione criminale per favorire la sua elezione; piuttosto sembra plausibile allo stato ritenere che si tratti di un personaggio abitualmente aduso a trattare con ambienti malavitosi”.
“Vediamo se possiamo trovare un accordo, se ci sono le condizioni”… io faccio una… una straordinaria, come si dice… affermazione… elettorale, no? Per arrivare sicuramente nei primi tre, e non dico… non dico questo… però…” dice Zappalà a Pelle. E la risposta di quest’ultimo è confortante: “Ma da parte nostra, dottore, ci sarà il massimo impegno!”. E’ una conversazione intercettata dai militari dell’Arma il 27 febbraio del 2010, a un mese dalle consultazioni elettorali, all’interno della casa di Pelle, la stessa in cui il commercialista Giovanni Zumbo, già confidente dei servizi segreti, avrebbe rivelato dettagliati particolari d’indagine a esponenti delle cosche Pelle e Ficara.
Zappalà sarebbe stato introdotto nella casa di Pelle da un altro soggetto, l’imprenditore Giuseppe Mesiani Mazzacuva. E le discussioni all’interno della residenza storica della cosca si sarebbero incentrate fin da subito sui voti: “Tutto ciò consente di ritenere – scrivono i magistrati – che Santi Zappalà, trattato con rispetto anche da un personaggio come Pelle Giuseppe, sia un abituale frequentatore di ambienti della criminalità organizzata”. Le urne consegneranno a Zappalà un grande trionfo, con circa undicimila preferenze personali. Un successo che non gli basterà per ottenere un assessorato, ma “soltanto” la presidenza della VI Commissione Consiliare “Affari dell’Unione europea e relazioni con l’estero”.
Ieri era andata in scena la difesa di Zappalà, affidata agli avvocati Antonino Curatola e Francesco Albanese. Il Tribunale ha dunque annullato la parte di ordinanza che vedeva l’ex sindaco di Bagnara accusato di concorso esterno in associazione mafiosa: resta in piedi, però, l’accusa di voto di scambio, aggravato dalle modalità mafiose.
Un’accusa che non consente a Zappalà di ritornare libero: il Tribunale del Riesame, infatti, ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti dell’esponente del Pdl. L’uomo, peraltro, ha accusato un malore a ridosso del Natale, trascorrendo alcuni giorni presso gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria per effettuare degli accertamenti clinici. Una volta dimesso è stato trasferito in un’altra prigione in Sardegna.




