Il sindacalista Vincenzo Musolino, segretario generale della Fai-Cisl di Reggio Calabria, si è aggiunto, suo malgrado, al lungo elenco di rappresentanti dei lavoratori, giornalisti non allineati e
amministratori onesti finiti nel mirino della criminalità organizzata. I tre proiettili che gli sono stati recapitati, macabro ed inequivocabile messaggio dei clan, sono un attacco alla sua persona e all’impegno profuso in questi anni nei confronti delle maestranze del settore agricolo, agro-alimentare e ambientale, specie in un contesto “di frontiera” come quello della Piana di Gioia Tauro. Ma sono anche un attacco frontale, il secondo in poche settimane, dopo quello contro il segretario Fiom-Cgil Errigo Giarmoleo, diretto a tutto il sindacato, sempre più spesso chiamato a vigilare in provincia di Reggio sulle infiltrazione della ‘ndrangheta nell’imprenditoria e nel tessuto economico cosiddetto “legale”.
A Musolino, la sua organizzazione di categoria e alla Cisl reggina va la mia vicinanza e quella del Partito della Rifondazione Comunista, con l’auspicio che dinnanzi alle intimidazioni criminali, in ogni contesto ove si verifichino, non ci siano accenti differenti e divisioni di sorta, ma si cementi un fronte compatto che risponda colpo su colpo alle azioni criminali e faccia avvertire la propria solidarietà alle vittime. Possono essere diverse le impostazioni programmatiche, politiche ed organizzative, ma sul tema della lotta alla ‘ndrangheta non ci possono essere frammentazioni tra le forze sane delle società.
Il Consigliere provinciale,
capogruppo del Prc/Fd
Omar Minniti




