
di Claudio Cordova – Il sostituto procuratore generale Fulvio Rizzo ha chiesto alla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria (Amodeo presidente, Greco a latere) la conferma dell’ergastolo, già comminato in primo grado, nei confronti di Vincenzo Ficara,
accusato dell’omicidio di Vincenzo Barreca, avvenuto a Bocale, frazione di Reggio Calabria, la sera del 9 marzo 2002, all’interno di un salone da barba.
Ficara, oggi 41enne, condannato in primo grado all’ergastolo dalla Corte d’Assise, venne poi assolto in Appello, ma la Corte di Cassazione ha successivamente annullato la sentenza di assoluzione, disponendo che venisse nuovamente celebrato il secondo grado di giudizio.
E’ stata la compagna di Barreca, Maria Concetta Casuscelli, a riconoscere in Ficara l’autore dell’omicidio, dai chiari connotati mafiosi: Ficara, infatti, è indicato come un elemento assai influente nell’omonima famiglia mafiosa con interessi nella zona sud di Reggio Calabria, dove era operante anche la cosca Barreca. La vittima, Vincenzo Barreca, era il fratello del noto collaboratore di giustizia, Filippo, le cui dichiarazioni sono state utilizzate in svariati procedimenti penali, tra cui il maxiprocesso “Olimpia”.
La Casuscelli, unica testimone del delitto, ha riconosciuto Ficara anche nell’ambito di un confronto all’americana, tenutosi in aula nello scorso giugno. Oggi, quindi la richiesta della Procura Generale di condannare all’ergastolo l’uomo. Domani, invece, toccherà all’avvocato Antonio Managò intervenire: tra i punti principali della difesa di Ficara c’è l’operazione di chirurgia plastica al naso che l’uomo avrebbe subito pochi giorni prima dell’omicidio di Barreca. Una circostanza che, secondo la difesa, ne avrebbe alterato profondamente i tratti somatici, rendendo impossibile il riconoscimento.
Al termine dell’arringa del legale la Corte d’Assise d’Appello dovrebbe chiudersi in camera di consiglio uscendo solo per la sentenza.




