di Anna Foti – Era l’11 novembre: il cielo era coperto, pioggia forte e vento, il cavaliere, avvolto nel suo ampio mantello di guerriero, si sofferma lungo la sua strada dinanzi ad un
povero vecchio coperto soltanto da stracci e tremante per il freddo. Il cavaliere è Martino il quale, sentendo una stretta al cuore, si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto. Una leggenda che oggi è anima del Santo nella cui giornata si concentrano il tipico sapore della castagne, la popolare tradizione del vino, oltre che temperature tiepide in una stagione autunnale già avviata, da qui l’Estate di San Martino metafora di quel calore offerto a chi ha freddo attraverso il proprio mantello. E’ proprio sulla scia di queste immagine di grande solidarietà e sensibilità verso la sofferenza, di carità ed umiltà che oggi si celebra la giornata nazionale contro le sofferenze inutili. La “Luna Ribelle” sito nella Torre Nervi di Reggio Calabria ospita in data odierna una serie di iniziative dell’associazione “La compagnia delle Stelle” collegate al grande progetto ‘Il Ceppo e il Mantello’, in cui il ceppo è proprio la persona malata terminale mentre il mantello è rappresentato dagli operatori sanitari e dai volontari che affiancano queste persone e i loro familiari. Dunque un’occasione per sensibilizzare sul tema della cure palliative, sul ruolo delle stesse quando, esaurite le soluzione terapeutiche, sul piano morale è ancora prezioso il contributo che in speciale modo nel reggino l’Hospice Via delle Stelle instancabilmente offre. Poi ancora oggi protagonisti i giovani dei gruppi scout di San Giorgio Extra e Sacro Cuore, dei licei Scientifico “Alessandro Volta”, classico “Tommaso Campanella” e artistico “Mattia Preti”, rispettivamente parrocchie e istituti scolastici del reggino, impegnati nel progetto “I colori della Vita” sui temi della morte e del dolore, finanziato con i fondi del protocollo d’intesa tra le fondazioni bancarie e il volontariato. Tra le azioni del progetto anche quelle seguite dai volontari che, gratuitamente invece, coadiuvano le persone degenti dell’Hospice nella creazione di oggetti per raccogliere fondi. Insomma una grande famiglia che si pone accanto alla sofferenza di altre famiglie, aiutando chi non può liberarsi del dolore fisico a sostenere il fardello della malattia, nella consapevolezza che nella morte come nella vita vi è uguale dignità e umanità. Avviene proprio come per la Compagnia dell’Anello di Tolkien che accompagna Frodo nel cammino cui è chiamato dal suo destino, quello di portare e ‘sopportare’ il fardello dell’anello. Un’oscura metafora delle avversità e del potere che, se non distruggono e piegano, allora rappresentano il viatico per la salvezza, per il superamento del dolore e della fatica del cammino.




