
che sarebbe passata alla storia
Nato ad Acri, oggi provincia di Cosenza, il 23 ottobre 1834, fu indirizzato alla carriera ecclesiastica dai genitori – il padre, Angelo Salvadio, era un facoltoso proprietario di piccola nobiltà – con l’iscrizione al collegio italo-greco di S. Demetrio Corone. L’istituto, tuttavia, era diventato, in quegli anni, un grande centro di irradiazione degli ideali risorgimentali e giacobini. Enfatizzato dalla orrenda repressione della spedizione dei fratelli Bandiera in Calabria – nel 1844 – il ribellismo dei giovani calabresi cominciò ad assumere tratti sempre più antiborbonici e filomazziniani, anche se ancora privi di concretezza politica.
Il presunto sovversivismo del collegio di San Demetrio convinse il padre di Falcone a trasferire il figlio in un altro seminario: a Bisignano. Era, però, il 1848, l’Anno delle Rivoluzioni. Le insurrezioni di Reggio Calabria e Messina, nell’agosto-settembre 1847, erano appena state sedate: ancora una volta con la violenza. Il breve esperimento costituzionale di Ferdinando II di Borbone stava per morire dopo breve vita. I fermenti politici contagiarono anche gli ambienti più sperduti. Anche Bisignano. Il giovane Falcone fu sorpreso a sventolare un tricolore inveendo contro i tiranni: fu espulso d’urgenza ed inviato a completare gli studi a Napoli, nel seminario di S. Carlo all’Arena. Non restò a lungo nemmeno qui: scovato a leggere scritti “poco educativi”, scappò e fece ritorno ad Acri.
Nel 1856 Falcone si traferì a Napoli. Nella capitale del Regno, entrò in contatto con gruppi di studenti calabresi di chiara matrice antiborbonica. Essi facevano capo a Giuseppe Fanelli, responsabile del locale comitato segreto mazziniano, e spesso si riunivano proprio a casa di Falcone per cospirare contro il regime di Ferdinando II.
Falcone non aveva dubbi: bisognava uccidere il re. L’8 dicembre, tuttavia, uno degli studenti calabresi – Agesilao Milano – venne arrestato ed essendo molto probabilmente a conoscenza del progetto regicida di Falcone, “bruciò” il piano del patriota di Acri. Per sottrarsi alla polizia, Falcone dovette imbarcarsi e scappare a Malta.
Il periodo maltese segnò per Falcone il passaggio dalla prematura logica del regicidio alla costruzione di un concreto sistema operativo di cospirazione. Ritrovatosi a fianco di Nicola Fabrizi proprio mentre, all’inizio del 1857, si innescavano i preparativi per la spedizione di Carlo Pisacane, Falcone non esitò ad appoggiarla fin dal primo momento, nonostante le grandi difficoltà organizzative. La riunione del comitato mazziniano del 4 giugno 1857 fissò per il 10 dello stesso mese l’inizio della spedizione, poi spostato al 25 per dar modo a Pisacane di essere di persona a Napoli.
Il 25 giugno 1857, Pisacane, Falcone, Giovanni Nicotera – anch’egli calabrese, di Sambiase – ed altri 22 compagni s’imbarcarono a Napoli sul piroscafo “Cagliari”. Impossessatisi della nave durante il viaggio, gli insorti furono graduati dallo stesso Pisacane in base alle loro competenze: Falcone divenne Maggiore.
A Ponza gli insorti liberarono più di 300 detenuti. Falcone si distinse nell’assalto alla prigione, ma restò perplesso al momento della liberazione di molti detenuti comuni e non politici. L’impresa, a suo parere, non ne avrebbe tratto alcun contributo utile. Effettuato lo sbarco a Sapri e constatata l’assenza del sostegno armato promesso dal Comitato napoletano, si trovò ancora una volta in disaccordo con Pisacane rispetto alla direzione da intraprendere: per Falcone, bisognava deviare verso la Calabria ed evitare la penetrazione nella zona del Cilento. Era l’unico modo per sottrarsi ad una sorte atroce.
Falcone non fu ascoltato. Il 2 luglio 1857, dopo lo scontro del giorno prima a Padula, gli uomini di Pisacane, avvistati nel Vallone dei Diavoli presso Sanza, furono massacrati dalle guardie urbane, aiutate dai forconi del popolo inferocito.
Pisacane e Falcone, per sfuggire alla violenza degli assalitori – anche se la storia non è chiara su questo punto – scelsero la via del suicidio. Si spararono con le loro pistole.
Il corpo di Falcone, subito bruciato, non fu più trovato.
Non aveva ancora compiuto 23 anni.




