
di Cristina Marra – La voce di Andrea Vitali e le musiche dei Sulutumana si incontrano per raccontare con suoni e parole il romanzo breve “Pianoforte vendesi” di Vitali (audiolibro salani euro 16,80). Autore tra gli altri dei romanzi “La figlia del podestà”, “Olive
comprese”, “La modista”, “Almeno il cappello”, “La mamma del sole”, Andrea Vitali vive, esercita la professione di medico generico e ambienta i suoi romanzi a Bellano, sulla riva orientale del lago di Como. Nel 2005 incontra il gruppo musicale folk e Jazz dei Sulutumana, che, nato come cover band, realizza sette album, l’ultimo è “Arimo” e insieme portano sul palco “Canti e racconti”, uno spettacolo di storie e melodie.
“Pianoforte vendesi” é una storia senza tempo, una suggestione narrativa che si sviluppa in riva al lago di Bellano da cui attinge umori e magie. Pubblicato da Garzanti nel 2009, il romanzo è diventato uno speciale natalizio su Radio 2, uno spettacolo musicale e adesso ritorna in libreria in versione audiolibro. Le melodie dei Sulutumana accompagnano la voce narrante di Vitali ed esprimono in musica le emozioni e le atmosfere evocative del plot narrativo.
Accade tutto in una notte, quella dell’Epifania del 1966 a Bellano. Il paese saluta con festa l’arrivo dei Magi, “è una sera particolare, da favola, che attira un sacco di gente”.
C’è un’atmosfera allegra e magica, “l’aria è fredda, pregna di odori forti, vin brûlé e trippa” e le strade del paese sul lago di Como brulicano di gente.
Per qualcuno è una notte come tante, forse più favorevole di altre per svolgere in modo proficuo il proprio “mestiere”. Il ladro si aggira per “le vie strette del paese, le contrade, i budelli sono un invito per le sue mani”. Proprio per quelle mani magre e le dita affusolate è “soprannominato pianista” ed è giusto in un pianoforte in vendita e nella sua proprietaria che si imbatte involontariamente. L’anziana donna è Gioietta Ribaldi “zitella, maestra di pianoforte”. Due pianisti quanto mai diversi. Quell’incontro nato per caso cambierà la vita del giovane, le cui mani allenate al furto si ritrovano a pigiare i tasti del pianoforte e a produrre musica. “Il lago, le montagne, i cieli, le stelle, l’aria, le stagioni. Anche i passi della gente per la strada, anche le parole che si scambiano ed i sorrisi, le strette di mano. Tutto. Una musica” così l’ha pensata Gioietta per tutta la vita che ha dedicato alla musica. In un isolamento quasi surreale e magico, il giovane suona marcette, valzerini e mazurche mentre fuori nevica e non si ode alcun rumore di festa, ma è davvero così? Vitali fa parlare la musica, la rende protagonista e allo stesso tempo testimone di una storia. La musica, con il suo linguaggio universale sembra cogliere con le note i diversi stati d’animo della gente e quelli stessi di colui che la produce. Le melodie provenienti da casa Ribaldi insospettiscono i vicini che chiamano i carabinieri. Anche il maresciallo e il brigadiere si trovano di fronte a una situazione surreale il cui protagonista stesso sembra avvolto da un’aura di mistero. Una notte in cui si ribaltano le situazioni, si cede agli eccessi, si trasgrediscono le regole. Una sera magica per il pianista il cui nome stesso è evocativo di vite intense e struggenti, di tempi passati e felici, di destini crudeli e tristi. La narrazione procede esprimendo sensazioni e momenti che, come il suono della musica, si librano nell’aria. Chi è quel giovane e chi è quella maestra di pianoforte? Ancora una volta Vitali racconta con ironia e dolcezza il microcosmo di Bellano, uno spicchio d’Italia in cui ingenuità, pettegolezzo, verità e bugie convivono in riva al lago e stavolta è supportato dalla musica, dai brani dei Sulutumana, dalle loro melodie che si fanno parole.




