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Cinebrivido di José Pablo Feinmann

25 Maggio 2010
in strillibri
Tempo di lettura: 3 minuti
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cinebrivido

di Cristina Marra – I brividi e la suspense del cinema si fanno romanzo in “Cinebrivido” (Marcos y Marcos, pag.391, euro 11,50) dello scrittore argentino José Pablo Feinmann. Appassionato cultore delle produzioni cinematografiche hollywoodiane della Golden Age,

Feinmann nel suo romanzo riprende scene, momenti, dialoghi memorabili, ambientazioni di film famosi e li inserisce nel plot dalle forti tinte gialle. Una trama al limite tra la fiction cinematografica e la realtà, in cui emergono anche la realtà socio culturale degli anni Novanta di Buenos Aires e il mito del cinema americano. Il protagonista è Fernando Castelli, un cineamatore e ammiratore dei grandi registi americani. Fa due lavori: commesso nella videoteca “Il bacio della morte”, dove consiglia i suoi film preferiti e sopporta “male gli ignoranti, i passatisti, quelli che chiedevano film classici solo se in versione colonizzata”, e impiegato alla casa di produzione e distribuzione cinematografica Todofilm con la doppia mansione di archivista e addetto a servire il caffè alle riunioni di direzione. Tra i suoi clienti più apprezzati c’è il giovane Ricky, a cui Fernando inculca l’amore per il grande cinema e l’ispettore Colombres, detective privato, che “due o tre volte al mese, noleggiava Casablanca. Un’abitudine che ne aveva indotta un’altra:quella di portare, con la pioggia o con il sole, un impermeabile alla Bogart”. Se la vita privata di Colombres è movimentata dalla relazione con la giovane e insaziabile Nelly, “dalla bellezza selvatica, primitiva, immediata, un po’ procace e incontenibilmente sensuale della ragazze di periferia”, Fernando Castelli ha un rapporto conflittuale con la madre, Clara, una sorta di signora Bates di hitchcockiana memoria, in soprappeso bloccata su una sedia a rotella che lo punzecchia e lo disprezza. Fernando che guarda continuamente “Psycho” per carpire i segreti e le tecniche del regista, sogna di scrivere una sceneggiatura da proporre a Greta Toland, produttrice americana. L’occasione si presenta e Fernando le propone di scrivere ciò che lei desidera: “una true story. Una storia vera, realmente accaduta, oppure, meglio ancora, che sta accadendo”. Quella promessa diventa per Fernando “il suo passaporto per l’inferno o la sua scala per il paradiso”. Assume l’identità di Van Gogh, uno spietato serial killer che uccide per poi sceneggiare le sue imprese omicide, consigliato e spronato dalla malefica presenza di Jack lo Squartatore che compare nella sua vita come un alter ego. In una Buenos Aires che “riservava poche sorprese genuine e troppe curiosità prive di contenuto”, Fernando fa spesso ricorso al suo passatempo preferito: domande per cinefili a cui risponde brillantemente in cui sorta di sfida con se stesso. Gli omicidi seriali riempiono le pagine dei giornali e diventano la notizia di punta dei tg, anzi fanno la fortuna delle piccole emittenti private. Politica, opinione pubblica, mass media sono scossi dagli eventi e il commissario Pietri, tronfio e sfacciatamente orgoglioso dei suoi successi professionali, è incaricato del caso e non si sottrae al caos mediatico, “apparire in tv, sui giornali, voleva dire esistere. E Pietri amava  quell’esistenza”. Realtà e finzione in “Cinebrivido” si rincorrono e si susseguono coinvolgendo le vite dei personaggi principali. Ogni scena realmente accaduta diventa parte della sceneggiatura che prende corpo man mano che le vittime cadono sotto i colpi di rasoio di Fernando. Anche la finzione cinematografica interferisce con le loro vite, si insinua nelle loro scelte o offre lo spunto per attualizzare o rendere reali scene o interpretazioni memorabili. Pietri, sempre più attratto dalla fama, non riesce a progredire con le indagini, mentre Colombres, seppur sconvolto da problemi sentimentali, procede verso la pista giusta. Feinmann, con profondo rispetto verso il cinema e con una sottile ironia che spesso sfocia nella comicità, mescola abilmente finzione cinematografica con la realtà e viceversa creando un romanzo-sceneggiature  che, pur celebrando il grande cinema d’autore e i mitici film hollywoodiani, li usa per svelare i tratti peculiari di una società sopraffatta e spesso vittima dei modelli di riferimento sbagliati o distorti. Con Feinmann la realtà riesce a superare la fantasia cinematografica o al contrario a non eguagliarla, ma dove finisce la fiction e dove inizia la realtà?  

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