L’arresto, da parte della Guardia di Finanza, del Presidente del Consorzio Fidi di Soverato, accusato di aver sottratto fondi antiusura erogati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, investiti in borsa o assegnati ad imprese amiche, suscita sconcerto e preoccupazione.
L’antimafia e l’antiusura per realizzare affari con l’idea di operazioni in borsa di somme destinate alla prevenzione dell’usura e per aiutare imprenditori, operatori, cittadini ridotti in condizioni disperate da personaggi senza scrupoli.
La realtà è che sul tema della lotta contro la criminalità c’è faciloneria, mancanza di serietà, rigore con il rischio che l’associazionismo antimafia, deviando dagli obiettivi prefissati, rappresenti pretesto e occasione per svolgere attività spurie o essere organi collaterali ad esponenti politici o per incrementare attività varie.
Per questo la vicenda di Soverato non può considerarsi caso isolato, nel senso che possono esserci Consorzi, Cooperative, Associazioni presenti in tante aree della Calabria, che non sempre si attengono ai compiti previsti dagli Statuti.
E possono esserci organismi pubblici, composti anche da organizzazioni di categorie collegati con le associazioni antiracket o di consorzi, dove non mancano i favoritismi nell’erogazione di contributi e finanziamenti.
Negli ultimi anni ci sono state enunciazioni, cortei, iniziative, ma è urgente uscire dalla ricorrente retorica per affrontare con il rigore necessario la lotta contro la criminalità.
La vicenda di Soverato è un campanello di allarme che debba indurre a prestare la massima attenzione, adottare interventi, attuare trasparenza.
Certo sulla vicenda di Soverato, rispettosi dello stato di diritto, bisogna valutare gli sviluppi per capire se le accuse rivolte al professionista trovino fondamento nel corso dell’inchiesta.
Ma il problema che si pone è come sia potuto avvenire l’investimento in borsa di fondi spesso concessi in modo discrezionali, quale vigilanza esercitata dagli erogatori di fondi per i Consorzi Fidi e i silenzi di chi sapeva.
Noi riteniamo che, dinanzi agli alti costi non solo della politica ma anche dell’antimafia in Calabria, ci sia da valutare la necessità che i fondi antiusura siano gestiti dalle istituzioni pubbliche con il supporto di Comitati espressioni delle associazioni e degli stessi consorzi, i quali dovrebbero avere come impegno centrale l’azione per far crescere la coscienza civile, formare ed educare alla legalità.
Senza una svolta profonda anche in questo campo è difficile poter incidere seriamente nell’azione di contrasto contro l’estorsione e l’usura.
Demetrio Costantino Presidente Comitato Interprovinciale per il Diritto alla Sicurezza.




