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Di quale PD celebriamo le esequie…?

21 Maggio 2011
in CITTA
Tempo di lettura: 3 minuti
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PD

di Fernanda Gigliotti* – Il risultato delle ultime  amministrative calabresi, come sempre, non è in sincrono con quello del  resto d’Italia. In Calabria  tutto arriva fuori tempo e  in ritardo e non

solo in politica. E’ accaduto con i blue jeans ed è  accaduto nei costumi. Negli anni settanta, ad esempio, in un’Italia bigotta e conservatrice,  Tropea e Isola Capo Rizzuto  erano le capitali europee del turismo naturista, nudista e gay friendly,  salvo poi ripiombare negli anni successivi  in un percorso che porta al medioevo e all’età della pietra.  A volte noi Calabresi  siamo  talmente in ritardo  con il resto del mondo che possiamo sembrare  in netto anticipo sulla storia futura, quasi che fossimo  capaci di essere  avanguardia o  laboratorio sperimentale.  Ed in politica lo siamo stati perché per primi abbiamo esportato il  compromesso storico ideale, poi  quello tattico, poi il trasversalismo e infine  il cettoqualunquismo. Per noi Scillipoti non è una grande novità. Da noi, dalla Calabria  ripartì la riconquista del centro sinistra con Loiero alla Regione seguito dalla vittoria di  Prodi al Governo.  Fatalmente chi ride in Calabria piange a Roma e viceversa. Ciò che altrove vince, qui perde. Anticonformismo? Assolutamente no! Solo speculativo attendismo  in una regione dove  tutto è frenato, rallentato, ostacolato da un blocco sociale e da una classe politica vischiosa  che si sposta lentamente come un pachiderma e che prima di lasciare quello che ha per le mani, indugia e guarda l’orizzonte alla ricerca disperata di una collocazione partitica sempre e solo governativa. E’ d’uso, qui in Calabria, cambiare casacca solo quando si è sicuri che ci sarà un ruolo sopratutto per noi. Lo stile è sempre quello consumato e abusato  da Loiero a Galati, da Misiti a Dorina Bianchi, tanto per fare qualche nome di illustri maratoneti che si spostano con disinvoltura da destra a sinistra. Un tempo ci si sdoganava attraverso l’Udeur, oggi attraverso UDC,  MPA,  API e, ahimè, anche attraverso IDV. Nessuna meraviglia, quindi, se nell’Italia di Fassino, Pisapia e De Magistris si contrappone la Calabria di Traversa, Arena e Occhiuto. E nessuno scandalo se nel PD di Bersani c’è anche il PD calabrese che di quello è figlio e  che è il risultato di quel pactum sceleris di Caposuvero che ci ha costretto alla sconfitta delle regionali e al commissariamento. Oggi nel responso elettorale c’è la chiara rinuncia all’eredità di quel vecchio PD che dal 17 maggio è finalmente morto è sepolto Ed hanno ragione quanti lo sostengono, ma chiaramente è morto quello  di Loiero, Adamo e Bova. E i dati di oggi confrontati con quelli delle amministrative del 2006 parlano chiaro, gridano vendetta e dicono che laddove si è osato imprimere un salto generazionale e una nuova proposta politica,  il PD consolida il dato del 2006 e inverte la tendenza. Laddove, invece, si è incancrenito nella faida e nella continuità affaristica, perde inesorabilmente e anche male. Altrimenti detto, la ragione politica porta frutti laddove ha “giovani ali vagabonde”,  se  invece la ragione è “appollaiata sui trespoli della conservazione”,   si decompone e genera mostri. 
E così perde il PD di Cosenza che oggi raggiunge a stento  l’8% benché  erede di un buon 28% del 2006, quando  i DS ottennero il 14,59% e la Margherita13,46%.
Così perde Loiero a Catanzaro con Autonomia e Diritti che oggi sfiora miracolosamente il 4%, benché erede del 13,65% del PDM del 2006.
Al contrario con Salvatore Scalzo e i suoi giovani, il PD a Catanzaro ottiene con le sue tre liste il 12% (PD 6,08%, Lista Ciconte 6,20%, Lista Giovane e Democratica 0,63) con ciò  confermando il 12% del 2006 (DS 5,68%, Margherita 6,37%).
Addirittura il PD di Reggio Calabria,  nonostante orfano del 7,54% di Bova (4,98% di A testa Alta  e del 2,56% dei  Democratici in Movimento)  si afferma  in consiglio comunale con  Giuseppe Falcomatà, Giuseppe Marino e Nicola Irto,  tre giovani e talentuosi consiglieri al di sotto dei 30  anni,  confermando il  10% del 2006 (DS 6.07% e Margherita 4.7%).
Ecco le ragioni di una morte politica annunciata,  ma ecco anche le ragioni della nostra speranza  che affidiamo al coraggio e alla lungimiranza di una nuova classe dirigente.

*Gruppo PD Calabria

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