
di Claudio Cordova – Oltre 250 anni di carcere. Dure, durissime, le pene richieste dal pubblico ministero Giuseppe Bontempo nell’ambito del processo “Alba chiara”, scaturito dall’omonima indagine della Procura della Repubblica di Palmi e della Dda
di Reggio Calabria.
Il rappresentante dell’accusa ha chiesto oltre duecentocinquanta anni di carcere complessivi per gli imputati: 20 anni per Damiano Bevilacqua, 17 anni e 4 mesi per Nicolino Condello, 20 anni per Antonio Bevilacqua, 15 anni per Carmine Bevilacqua, 7 anni per Romina Amato, 9 anni e 4 mesi per Ferdinando Vazzana, 11 anni e 4 mesi per Roberto Bevilacqua, 12 anni per Armando Berlingeri, 11 anni per Salvatore Albanese, 15 anni e 4 mesi per Cosimo Bevilacqua, 10 anni e 8 mesi per Giuseppe Bevilacqua, 12 anni per Loredana Bevilacqua, 15 anni e 4 mesi per Nicola Bevilacqua, 16 anni per Armando Bevilacqua, 12 anni e 8 mesi per Leonardo Passalacqua, 14 anni e 8 mesi per Domenico Bevilacqua, 12 anni e 8 mesi per Cosimo Bevilacqua, 10 anni per Fiore Bevilacqua. Tutti questi soggetti rispondono, oltre che dei reati fine, anche del reato associativo. Dure le richieste del pm Bontempo anche per i soggetti cui non viene contestata l’associazione a delinquere: 4 anni e 8 mesi per Francesco Bevilacqua, 8 anni e 8 mesi per Enzo Bevilacqua, 5 anni e 4 mesi per Simone Bevilacqua e 7 anni e 4 mesi per Saverio De Salvo.
Per molti degli imputati (Damiano Bevilacqua, Carmine Bevilacqua, Ferdinando Vazzana, Roberto Bevilacqua, Armando Berlingeri e Salvatore Albanese), l’Ufficio di Procura ha chiesto la pena in base alla continuazione e alla recidiva del reato. Escluso, invece, il ruolo di promotore dell’associazione per Cosimo e Giuseppe Passalacqua. Per Enzo Bevilacqua e Saverio De Salvo, cui vengono contestati solo i reati fine, il pm ha escluso la contestazione di ingenti quantità di sostanze stupefacenti.
L’operazione scattò circa un anno fa, nel gennaio 2010, grazie alla Guardia di Finanza che andò a colpire un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti nella Piana di Gioia Tauro, nonchè e nelle province di Crotone e di Catanzaro. Oltre al coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi, retta da Giuseppe Creazzo, vi è anche il coinvolgimento della Dda di Reggio Calabria, poiché il gruppo di soggetti, in gran parte di etnia rom, avrebbero, di fatto, rappresentato la nuova manovalanza delle cosche della Piana.
Gli inquirenti, dunque, sono convinti di aver individuato e stroncato un consistente gruppo di soggetti che smerciava la droga, in prevalenza cocaina, soprattutto nel gioiese e nel catanzarese. Nel solo secondo semestre del 2007, allorquando l’indagine ha inizio, il gruppo avrebbe movimentato circa dodici chilogrammi di cocaina, per un valore di circa due milioni di euro.
Il processo si celebra all’interno dell’aula bunker di Reggio Calabria, al cospetto del Gup Andrea Esposito. A partire dalle prossime udienze inizierà la girandola delle arringhe difensive: i primi a intervenire saranno gli avvocati Domenico e Andrea Alvaro, difensori delle posizioni più importanti e delicate.




