Un altro omaggio della Città dello Stretto ad una delle più interessanti voci calabresi: Leonida Repaci. Il ricordo del narratore, come egli stesso amava definirsi, ha preso vita tra le mura della Biblioteca Comunale “Pietro De Nava” di Reggio Calabria, ed è stato affidato alle parole dell’assessore comunale ai Beni Culturali e Grandi Eventi, Antonella Freno, a quelle di Monica Lanzillotta, docente dell’Università di Cosenza e del giornalista vaticanista della Rai Enzo Romeo, introdotti da Antonio Minasi, presidente dell’Associazione Amici Casa della Cultura ‘Leonida Repaci’ di Palmi, che ha promosso ed ideato, con la collaborazione dell’Amministrazione Municipale, l’incontro così come la mostra “Geografia dell’anima – La Calabria di Leonida Repaci” allestita, sino al 14 giugno, al Castello Aragonese.
Un’iniziativa che ha sposato le parole dei relatori e dell’attore Salvatore Puntello (il quale ha recitato brani particolarmente significativi dell’autore), con la musica, chitarra e piano, di Martino Schipilliti e Marco Paturzo, i quali hanno eseguito un brano di Francesco Cilea, che, ha ricordato Minasi, “compose l’‘Adriana Lecouvreur’ proprio nella Villa della Pietrosa di Palmi, ritiro dello scrittore e di sua moglie”.
Insomma, come sottolineato dall’assessore “un momento tramite il quale si ribadisce l’importante essenza dell’esposizione; un omaggio, appunto, a quella ‘geografia dell’anima’ con cui egli ha immortalato luoghi. Il tutto si sposa con l’azione amministrativa condotta in questi ultimi anni che vuole ricondurre ad un’unità del valore della cultura attraverso un ricorso a quanti calabresi illustri hanno veicolato il nome della nostra terra a livello mondiale. Un testimone che va consegnato, soprattutto, alle giovani generazioni”. Un viaggio nell’opera di Repaci e nelle sue peculiarità umane e professionali è stato condotto da Lanzillotta: “Egli fu – ha detto – uno degli scrittori più fecondi ed eclettici almeno in Calabria: è nato poeta, è stato saggista, politico, autore di opere teatrali, giornalista di critica teatrale e di arte, fondatore del Premio Viareggio che diresse per 50 anni. Lavorò e collaborò con centinaia tra i più grandi nomi del panorama culturale italiano ed internazionale”. E proprio in quest’ottica Monica Lanzillotta ha voluto evidenziare ed analizzare per la platea presente la gravità della dimenticanza perpetrata nei confronti di Leonida Repaci.
Enzo Romeo, invece, ha intessuto un intervento basandosi sul fil rouge del legame dello scrittore alla sua terra: “Repaci non fu un autore stanziale in Calabria, ma neanche un fuoriuscito poiché questo rapporto fu sempre mantenuto, anche fisicamente. Forse la sua visione dei luoghi fu considerata omerica, mitologica, ma egli dimostra, nei suoi scritti, di essere ancorato a questa realtà con i suoi mali pur essendo, spesso, rapito dalla bellezza, che diviene anche mito, dei posti. La Calabria, dunque, massima ispiratrice di Repaci, la cui avanguardia e modernità si coniugavano con questa forte radice che lo attaccava alla sua terra, cui si sentiva attirato in maniera ancestrale. Il rapporto tra l’autore e la regione fatto, quindi, di un amore paradossale che, nonostante i successi viareggini, e la mondanità di quei luoghi che egli viveva, lo richiamava costantemente”.
L’incontro si è poi concluso con la proiezione di un filmato – documentario Rai del 1973 girato proprio nella Villa della Pietrosa.
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