2.812.700: è il numero degli italiani che si ritrovano con un lavoro precario. I dati, rilevati a fine settembre 2008, dimostrano come, negli ultimi 5 anni, “l’occupazione insicura” sia aumentata del 16,9%. Una condizione che riguarda soprattutto i lavoratori del Sud, dove le cifre parlano chiaro: 940.400 precari pari al 33,4% del totale nazionale. L’indagine, condotta dalla CGIA (Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre, ha esaminato le varie tipologie di lavoro con contratti flessibili: a tempo determinato, a progetto, prestazioni d’opera occasionali. La CGIA di Mestre sottolinea che “la maggior presenza di precari al sud è dovuta al fatto che in quell’area sono più diffuse che altrove le attività stagionali che per loro natura richiedono contratti a tempo determinato come l’ agricoltura, il turismo, la ristorazione e il settore alberghiero”.
Continuando con le cifre, i precari sono 692.600 a Nordovest, 606.000 al Centro e 573.700 a Nordest. Analizzando i risultati dell’indagine, secondo Giuseppe Bortolussi (segretario CGIA di Mestre) si potrebbe ipotizzare l’introduzione della settimana corta in funzione anti-crisi. Una cosa neanche tanto improbabile facendo un confronto tra l’orario medio settimanale di un lavoratore stabile e quello di un lavoratore precario:il primo è occupato più di 40 ore settimanali contro una media di due categorie flessibili (a progetto e occasionale) messe assieme pari a 36.
Sarà forse arrivato il momento di modificare qualcosa riguardante i contratti lavorativi? Beh … sono in tantissimi a sperarlo!
Francesca Meduri




